Sul fianco orientale del Palazzo Apostolico, affacciata sul Cortile di San Damaso, si apre una galleria ad arcate sovrapposte, a lungo considerata una delle vette meno note del Rinascimento romano: le Logge di Raffaello. Prima opera d'architettura, poi manifesto ornamentale, questo spazio racchiude in poche campate voltate due ambizioni del pontificato di Leone X (Giovanni de' Medici, papa dal 1513 al 1521): ritrovare la grandezza dell'antico e affermare il prestigio della papato mediceo. Qui convivono la mano di un maestro, quella di Raffaello, e il genio collettivo di una bottega che, proprio tra queste pareti, inventa un modo di decorare le superfici destinato a segnare tre secoli di arte europea.
Una galleria da Bramante a Raffaello
La struttura architettonica delle Logge si iscrive nel vasto cantiere di ricostruzione del Palazzo Apostolico voluto da Giulio II e proseguito da Leone X. L'ordinamento delle arcate aperte, impilate su tre livelli verso il cortile, viene tradizionalmente attribuito a Donato Bramante, architetto capo della fabbrica di San Pietro, che ne avrebbe ideato l'elevazione e avviato la costruzione negli ultimi anni della sua vita (morì nel 1514). Alla sua scomparsa, la direzione del cantiere passò, secondo la tradizione, a Raffaello, nominato architetto della fabbrica di San Pietro, che avrebbe portato a termine la galleria e, soprattutto, ne avrebbe preso in carico il programma decorativo.
È il livello intermedio, la seconda loggia, ad aver reso celebre l'insieme. Si presenta come un lungo corridoio scandito da tredici campate, ciascuna coperta da una piccola cupola o da una volta a crociera, e aperta da arcate sul cortile. Questa disposizione — una passeggiata coperta, luminosa, articolata in moduli regolari — offriva un supporto ideale a una decorazione rigogliosa, insieme architettonica e pittorica. I lavori di ornamentazione si concentrano essenzialmente tra il 1517 e il 1519, negli ultimissimi anni di vita di Raffaello, morto nell'aprile del 1520. Il maestro, oberato da innumerevoli commissioni, ne avrebbe fornito i disegni direttori e l'invenzione generale, delegando l'esecuzione ai propri collaboratori: un modo di lavorare tipico della sua grande bottega romana.
La rinascita della grottesca e Giovanni da Udine
L'apporto più clamoroso delle Logge risiede nel loro sistema ornamentale. Pochi anni prima, gli artisti romani si erano calati nelle gallerie sotterranee della Domus Aurea, la «Casa d'oro» di Nerone, allora sepolta e riscoperta come una sequenza di «grotte». Sulle sue pareti avevano ritrovato un repertorio decorativo antico fatto di girali, figure ibride, candelabre, animali fantastici e finte cornici architettoniche: quei motivi, nati nelle «grotte», presero il nome di grottesche.
Alle Logge, Raffaello affidò la messa in opera di questo linguaggio a Giovanni da Udine, specialista dello stucco e delle decorazioni ornamentali, considerato uno dei grandi artefici della resurrezione della tecnica dello stucco antico. A lui si devono con ogni probabilità i rivestimenti dei pilastri, le incorniciature e le volte ricoperte da un brulichio di grottesche dipinte e modellate, dove si intrecciano ghirlande di fiori e di frutta, uccelli, piccoli paesaggi, minute scene mitologiche e un bestiario immaginario. Giovanni da Udine vi avrebbe inoltre dispiegato il suo celebre talento per la resa naturalistica di piante e animali, al punto che questa decorazione fu a lungo ammirata come un vero e proprio erbario e bestiario monumentale.
Questa dotta ripresa dell'ornato antico non era una semplice citazione: reinventava, a partire da frammenti archeologici, un'intera grammatica decorativa, adattata alla scala di una galleria moderna. Di qui si irradierà la moda delle grottesche in tutta Europa, dai palazzi italiani agli appartamenti reali, ben oltre il Cinquecento.
La «Bibbia di Raffaello» e la bottega
Alla decorazione a grottesche risponde un programma narrativo di ampiezza notevole, sistemato nelle volte. Ciascuna campata della seconda loggia accoglie, nei propri comparti, piccole scene tratte in prevalenza dall'Antico Testamento, completate, nell'ultima campata, da episodi della vita di Cristo. L'insieme, tradizionalmente calcolato in cinquantadue scene distribuite in una serie di comparti per volta, fu ben presto soprannominato la «Bibbia di Raffaello» (Bibbia di Raffaello), tanto costituisce un compendio per immagini del racconto biblico, dalla Creazione fino al Nuovo Testamento.
Queste composizioni, di formato ridotto ma di grande vivacità narrativa, sono generalmente ritenute invenzioni di Raffaello eseguite dai membri della sua bottega. Tra loro, il nome di Giulio Romano, il suo collaboratore più dotato, ricorre con regolarità nelle attribuzioni esecutive, accanto ad altri artisti dell'entourage del maestro come Gianfrancesco Penni o Perino del Vaga. La parte esatta spettante a ciascuno resta discussa, ed è bene mantenere prudenza sull'attribuzione precisa di questa o quella scena: ciò che è certo è che le Logge illustrano in modo esemplare il funzionamento di una bottega della Piena Rinascita, dove l'invenzione del maestro si moltiplica attraverso la mano degli allievi.
La fortuna di questa «Bibbia» fu immensa. Diffuse dall'incisione già nel Cinquecento, queste scene fecero da modello a innumerevoli artisti e artigiani europei, alimentando tanto la pittura quanto l'arazzo, la ceramica o l'illustrazione. Le Logge divennero così un repertorio di forme, oltre che un luogo: un «museo» di composizioni bibliche che si copiava da lontano.
Cosa vedere assolutamente
- La seconda loggia nel suo insieme: la prospettiva delle tredici campate voltate, che alterna la luce delle arcate e la penombra della decorazione, e restituisce tutta la misura del progetto.
- Le grottesche di Giovanni da Udine: pilastri e incorniciature gremiti di figure ibride, ghirlande, uccelli e piccoli paesaggi, da osservare da vicino per cogliere la finezza dello stucco e della pittura.
- Le volte della «Bibbia di Raffaello»: i comparti narrativi dell'Antico Testamento, in particolare le grandi scene della Creazione e della storia dei patriarchi.
- Il dialogo ornamento/racconto: il modo in cui ogni piccola scena biblica si inserisce in un'architettura dipinta di grottesche, unificando decoro profano e programma sacro.
- Il naturalismo vegetale e animale attribuito a Giovanni da Udine: ghirlande di frutta e di fiori trattate come autentici studi dal vero.
Informazioni pratiche
Le Logge di Raffaello si trovano nel Palazzo Apostolico, in Vaticano, e non fanno parte del percorso di visita ordinario dei Musei Vaticani: lo spazio non è liberamente accessibile al grande pubblico. La sua osservazione dipende da autorizzazioni particolari o da visite speciali, le cui condizioni mutano nel tempo. È dunque consigliabile, prima di qualsiasi progetto, verificare presso i Musei Vaticani (Musei Vaticani) le eventuali modalità di accesso, anziché contare su un ingresso libero. La Città del Vaticano è peraltro iscritta nel patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1984. Non si indicano qui orari né tariffe specifiche, poiché l'accesso a questa galleria è limitato e soggetto a condizioni.
Quiz
1. Chi avrebbe ideato l'architettura delle Logge, poi portata a termine da Raffaello?
- A) Michelangelo
- B) Bramante
- C) Il Bernini
2. Come viene soprannominata la serie di cinquantadue scene bibliche delle volte?
- A) La «Bibbia di Raffaello»
- B) La «Genesi di Michelangelo»
- C) Il «Messale di Leone X»
3. Quale artista è associato alla rinascita delle grottesche e dello stucco antico alle Logge?
- A) Giulio Romano
- B) Giovanni da Udine
- C) Perino del Vaga

