Un ospizio per le «zitelle» della Giudecca
Allineata sulla riva della Giudecca, di fronte all'ampio specchio d'acqua che la separa da Venezia, la chiesa delle Zitelle non si comprende isolatamente: è il cuore di un'istituzione caritativa. La parola veneziana zitelle designa le fanciulle povere ritenute vulnerabili, che l'istituto accoglieva per educarle, insegnare loro un mestiere — in particolare il merletto e il ricamo, specialità rinomate della casa — e soprattutto costituire loro una dote che rendesse possibile un matrimonio onorevole o l'ingresso in convento. L'ospizio, nato nel clima della riforma cattolica della seconda metà del Cinquecento e legato, secondo la tradizione, all'iniziativa di ambienti gesuitici veneziani, appartiene a quella fioritura di opere pie che, a Venezia come altrove in Italia, si facevano carico di orfane, ragazze abbandonate o in pericolo.
Il complesso si presenta dunque come un vasto corpo di fabbrica conventuale — dormitori, laboratori, chiostro, refettorio — al centro del quale si inscrive la chiesa, insieme luogo di culto della comunità e facciata pubblica dell'istituzione sul canale. Questa duplice natura spiega la posizione e il ruolo del santuario: rivolto verso l'acqua, visibile da lontano dalle fondamentavicine e dalle imbarcazioni, esso funziona come emblema architettonico di una carità che la Repubblica e i suoi patrizi tenevano a mostrare. Il titolo della Presentazione di Maria al Tempio —Santa Maria della Presentazione— non è indifferente: l'episodio della giovane Maria offerta al santuario faceva della Vergine bambina il modello delle ospiti, fanciulle anch'esse «presentate» e consacrate a una vita protetta. Il soprannome popolare diZitelle ha tuttavia quasi interamente soppiantato questa dedica dotta nell'uso veneziano.
Il progetto palladiano e l'esercizio della pianta centrale
La chiesa è tradizionalmente ricondotta ad Andrea Palladio, il grande architetto di Vicenza e di Venezia, morto nel 1580; l'edificio sarebbe stato eretto negli anni Ottanta del Cinquecento e compiuto verso il 1588, dunque dopo la sua scomparsa. Questa attribuzione merita tuttavia di essere sfumata: Palladio potrebbe aver fornito soltanto un progetto, rivisto e portato a termine da un continuatore o dalla sua bottega, e la parte esatta della sua ideazione nell'opera costruita resta discussa dagli storici. Si avanzerà quindi con prudenza l'idea di una chiesa su progetto di Palladio piuttosto che di una realizzazione interamente autografa.
Ciò che invece colpisce il visitatore e alimenta il dibattito sull'attribuzione è il rigore dell'impianto interno. Là dove la maggior parte delle chiese palladiane — il Redentore, San Giorgio Maggiore — sviluppa una navata longitudinale, le Zitelle adottano una pianta centrale, un quadrato coronato da una cupola. Questa scelta rientra nell'esercizio di pura geometria: lo spazio si coglie con un solo sguardo, ordinato attorno a un punto centrale, con gli angoli raccordati e il volume ricondotto all'unità ideale del cerchio inscritto nel quadrato. La pianta centrale, carica di connotazioni dotte ereditate dal Rinascimento — da Bramante alla teoria architettonica del secolo — ben si addiceva del resto a una chiesa di comunità, in cui l'assemblea si raccoglie più di quanto non processioni. La luce che scende dalla cupola conferisce all'insieme una chiarezza astratta, coerente con il classicismo misurato, fatto di proporzioni e ordini, che si associa al maestro di Vicenza. La decorazione dipinta — pale e tele d'altare — appartiene alla scuola veneziana tarda a cavallo tra Cinque e Seicento; queste attribuzioni, spesso rimaneggiate, richiedono una verifica caso per caso e ci si guarderà dall'avanzare nomi senza conferma.
Una facciata a due campanili, in pendant col Redentore
L'aspetto più riconoscibile delle Zitelle risiede nella sua facciata e nella sua silhouette sul canale. Il timpano centrale, organizzato in frontone all'antica, è affiancato da due campanili che fiancheggiano la cupola: questa composizione simmetrica, in cui due torri gemelle rispondono al tamburo centrale, dà all'edificio un aspetto singolare nel paesaggio veneziano e una leggibilità perfetta dall'acqua. La facciata si concepisce anzitutto come un quadro da guardare a distanza, calibrato sulla scala dell'ampio canale della Giudecca.
È qui che si gioca il suo dialogo con l'altra grande chiesa palladiana dell'isola, il Redentore, edificato invece in vita di Palladio a partire dal 1577 come ex voto dopo la peste. I due santuari punteggiano la medesima riva e si fanno pendant: l'uno, il Redentore, più vasto, longitudinale, monumentale, termine di un pellegrinaggio votivo annuale; l'altra, le Zitelle, più intima, centrale, legata a un'opera di carità femminile. Insieme compongono, sulla facciata marittima della Giudecca rivolta verso la Venezia storica, una sorta di manifesto palladiano a cielo aperto, in cui si può leggere la varietà delle soluzioni del classicismo veneziano — navata o pianta centrale, facciata a uno o più campanili — applicate a programmi distinti. Inserito nel sito eccezionale della laguna, iscritto al patrimonio mondiale dell'UNESCO come «Venezia e la sua laguna» (1987), l'edificio vale tanto per sé quanto per il suo contributo a questa scenografia d'insieme, una delle più studiate dell'architettura religiosa del tardo Rinascimento.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata sul canale della Giudecca, con il frontone centrale affiancato dai due campanili che fiancheggiano la cupola — immagine da cogliere dall'acqua o dalla riva opposta.
- Lo spazio interno a pianta centrale (quadrato coronato da una cupola), un raro esercizio palladiano di pura geometria a Venezia, immerso nella luce zenitale della cupola.
- Il dialogo con il vicino Redentore: camminare lungo la fondamenta per leggere le due chiese palladiane in pendant sulla stessa riva.
- Le pale d'altare della scuola veneziana tarda che ornano gli altari (attribuzioni da verificare sul posto).
- Il contesto dell'antico ospizio: percepire, nel corpo di fabbrica attiguo, la vocazione caritativa d'origine — educazione e dote delle fanciulle povere.
Informazioni pratiche
- Ubicazione: isola della Giudecca, sul canale della Giudecca, a Venezia; accesso in vaporetto (fermata Zitelle) e poi a piedi lungo la fondamenta.
- L'edificio è stato a lungo legato a un uso non parrocchiale (l'antico complesso ospedaliero ha conosciuto altre destinazioni): l'accesso alla chiesa può essere limitato o riservato a occasioni particolari.
- Orari ed eventuale biglietto non riportati qui: verificarli presso una fonte ufficiale prima della visita.
- Da abbinare alla passeggiata fino al Redentore, vicinissimo sulla stessa riva.
Quiz
- Che cosa designa la parola veneziana zitelle, che ha dato il soprannome alla chiesa?
- Fanciulle povere, accolte e dotate dall'ospizio
- Mercanti di merletto della Giudecca
- I religiosi fondatori della chiesa
- Quale particolarità distingue la pianta interna delle Zitelle dalle altre grandi chiese palladiane di Venezia?
- Una lunga navata a tre corpi
- Una pianta centrale (quadrato coronato da una cupola)
- Una rotonda interamente circolare
- A quale altro edificio della Giudecca la chiesa delle Zitelle fa pendant sulla riva?
- La basilica di San Marco
- Il Redentore, altra chiesa palladiana dell'isola
- Santa Maria della Salute

