Al di sopra dei burroni di tufo che cingono Civita Castellana, una massa di mattoni e di pietra veglia ancora sulla strada che sale verso l'Umbria e la Toscana. Lo si chiama Forte Sangallo, dal nome della dinastia di architetti fiorentini che gli diede la sua forma definitiva a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento. Non è una semplice cittadella difensiva: è un manifesto. Qui il Rinascimento italiano sperimenta per la prima volta, con rigore nuovo, l'arte di resistere all'artiglieria a polvere, coltivando al tempo stesso, entro le mura più spesse, il gusto delle proporzioni, del portico e della luce misurata. Commissionata, si dice, da papa Alessandro VI Borgia e portata a termine sotto Giulio II, l'opera reca in sé la duplice ambizione del papato dell'epoca: controllare le marche settentrionali dello Stato pontificio e alloggiare il principe in una dimora degna del suo rango. Il Forte Sangallo condensa così, in un solo edificio, la guerra e l'eleganza, la paura del cannone e il sogno dell'ordine antico.
Civita Castellana e i Borgia
Civita Castellana occupa un sito difensivo notevole, un promontorio di tufo cinto da gole profonde, ai confini dell'antico territorio falisco. La città comanderebbe il passaggio verso il nord del Lazio, un chiavistello strategico che il papato non poteva trascurare. È in questo contesto che papa Alessandro VI Borgia, eletto nel 1492, avrebbe deciso, verso il 1494, di erigervi una fortezza moderna. La data corrisponderebbe agli anni in cui l'irruzione degli eserciti francesi di Carlo VIII in Italia sconvolgeva le certezze militari della penisola e rendeva urgente l'ammodernamento delle difese pontificie. La fortezza doveva al tempo stesso sorvegliare la popolazione locale, proteggere la strada e affermare, con la sola sua presenza, l'autorità della Santa Sede su una regione talvolta riottosa. Lo stemma dei Borgia, il toro, avrebbe a lungo contrassegnato l'edificio; sotto i suoi successori, in particolare Giulio II della Rovere, l'opera fu proseguita e completata, sicché il Forte porta la memoria sovrapposta di due pontificati rivali ma parimenti attenti alla potenza.
I Sangallo e la fortezza
Il nome stesso dell'edificio consacra il contributo dei Sangallo. La concezione iniziale sarebbe dovuta ad Antonio da Sangallo il Vecchio, membro di una stirpe di architetti e ingegneri militari fiorentini che fu tra le più ricercate del suo tempo. Il Vecchio avrebbe posto i grandi principi dell'opera: il tracciato generale, l'impianto sulla roccia, la scelta del mastio dominante. Dopo di lui, il nipote Antonio da Sangallo il Giovane avrebbe proseguito e portato a compimento il cantiere, in particolare sotto il pontificato di Giulio II. Questa continuità familiare non è aneddotica: illustra il modo in cui, nel Rinascimento, la scienza della fortificazione si trasmetteva come un sapere di dinastia, mescolando l'esperienza del terreno, la geometria e la cultura degli ordini antichi. I Sangallo appartengono a quella generazione che fece dell'ingegnere militare un artista a pieno titolo, capace di disegnare con lo stesso tratto un bastione e un cortile a colonne. Il Forte di Civita Castellana sarebbe una delle testimonianze più complete della loro arte.
Il mastio ottagonale e la fortificazione bastionata
L'elemento più impressionante del Forte è il suo mastio, di pianta ottagonale, che si eleva nel cuore dell'insieme come ultimo ridotto. Questa forma poligonale non è un capriccio: moltiplica le facce di tiro, sopprime gli angoli morti e offre una migliore resistenza alle palle, che rimbalzano più facilmente su pareti oblique. Attorno ad esso, la cinta adotta i principi della fortificazione bastionata nascente, quella rivoluzione che risponde all'artiglieria a polvere abbassando le muraglie, ispessendole e affiancandole di opere sporgenti da cui il fuoco può spazzare il piede delle cortine. Là dove il castello medievale ergeva alte torri verticali, vulnerabili al cannone, la fortezza del Rinascimento si appiattisce, si interra a metà e privilegia il terrapieno, l'angolo e il campo di tiro incrociato. Il Forte Sangallo appartiene a quel momento cerniera in cui il sistema bastionato, che sarebbe culminato più tardi con la traccia italiana e poi francese, cerca ancora le sue regole. Vi si legge, quasi a libro aperto, la transizione tra due età della guerra.
Il cortile rinascimentale
Varcata la soglia irta di difese, l'interno riserva una sorpresa: un cortile di una raffinatezza tutta rinascimentale, ordinato attorno a un portico. Il contrasto è voluto. Sotto la corazza militare batte il cuore di una residenza principesca. Le arcate, le proporzioni misurate, la chiarezza della pianta ricordano che il Forte non doveva soltanto sostenere un assedio, ma anche accogliere degnamente il papa, i suoi legati e il loro seguito. La fortezza-residenza è un tipo proprio di quest'epoca: il potere vi si mostra al tempo stesso inespugnabile e colto, temibile all'esterno e cortese all'interno. Questo cortile a portico, attribuito alla mano dei Sangallo, testimonia la loro duplice competenza, ugualmente a proprio agio nella logica delle linee di tiro come nel linguaggio degli ordini antichi. È là, senza dubbio, che si legge meglio lo spirito del Rinascimento: la volontà di sottomettere perfino la violenza guerresca a un'idea di misura e di armonia.
Il Museo Archeologico dell'Agro Falisco
Oggi il Forte Sangallo ospita il Museo Archeologico dell'Agro Falisco, dedicato alla civiltà dei Falisci, quel popolo italico il cui territorio si estendeva attorno all'antica Falerii. Le collezioni raccoglierebbero ceramiche, oggetti votivi, sculture e testimonianze funerarie provenienti dalle necropoli e dai santuari della regione, in particolare da Falerii Veteres e da Falerii Novi. Questa vocazione museale non deve trarre in inganno sulla natura dell'edificio: conformemente alla sua funzione d'origine, una fortezza divenuta museo resta una fortezza. Le sale voltate, le casematte e gli spazi del mastio, concepiti per la difesa e la residenza, offrono semplicemente uno scrigno inatteso a oggetti ben più antichi delle mura che li proteggono. Il visitatore vi compie così un duplice viaggio: quello del Rinascimento militare, iscritto nella pietra del Forte, e quello del mondo falisco antico, presentato nelle vetrine. Occorre non confondere le due stratificazioni: il Forte è un'opera dello scorcio del 1500, le sue collezioni evocano secoli ben anteriori.
Portata
Il Forte Sangallo è tra le pietre miliari maggiori dell'architettura militare del Rinascimento italiano. Illustra il passaggio decisivo dal castello medievale alla fortezza bastionata, quella risposta razionale e geometrica alla nuova potenza dell'artiglieria. Per il nome dei Sangallo, si iscrive nella genealogia dei grandi ingegneri che avrebbero diffuso il loro sapere da Roma fino ai confini dello Stato pontificio e oltre. Per il suo cortile a portico, ricorda che la guerra e l'arte, in quell'età, non si pensavano separatamente. Infine, la sua riconversione in museo archeologico ne fa un luogo di memoria a doppio fondo, in cui il Rinascimento protegge ormai l'Antichità. A questo titolo, merita pienamente un posto in un atlante del Rinascimento laziale.
Cosa vedere assolutamente
- Il mastio ottagonale, ridotto centrale e firma formale dell'opera.
- Il tracciato bastionato della cinta, con le sue cortine ispessite e le sue opere di fiancheggiamento.
- Il cortile a portico interno, contrasto raffinato con la rudezza delle difese.
- Il rapporto dell'edificio con il sito di tufo e con i burroni che lo proteggono naturalmente.
- Le sale voltate e le casematte riconvertite in spazi espositivi.
- Le collezioni del Museo Archeologico dell'Agro Falisco, memoria del mondo falisco.
Informazioni pratiche
Il Forte Sangallo si erge nel cuore di Civita Castellana, nella provincia di Viterbo (Lazio), facilmente riconoscibile dal centro storico. Ospita il Museo Archeologico dell'Agro Falisco. Poiché gli orari, le tariffe e le condizioni di visita sono soggetti a variazioni, si consiglia vivamente di verificare queste informazioni presso le fonti ufficiali del museo o gli uffici competenti prima di ogni spostamento. Si avrà cura di distinguere la visita della fortezza rinascimentale da quella delle collezioni archeologiche che essa custodisce.
Quiz
1. A quale papa si attribuisce l'avvio della costruzione del Forte, verso il 1494? Alessandro VI Borgia.
2. Quale forma geometrica caratterizza il mastio del Forte Sangallo? Una pianta ottagonale.
3. Quale museo ospita oggi il Forte? Il Museo Archeologico dell'Agro Falisco.

