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Rinascimento italiano

Il Duomo di Spoleto: il testamento dipinto di Filippo Lippi

Spolète

Il Duomo di Spoleto: il testamento dipinto di Filippo Lippi

Addossata al fianco di una collina, preceduta da una lunga piazza in pendio che la mette in scena come una quinta teatrale, la cattedrale di Spoleto offre una delle immagini più memorabili dell'Umbria. La sua facciata romanica, coronata da un mosaico dorato, promette un edificio medievale; ma è entrando nel coro che si incontra lo strato che vale al Rinascimento italiano uno dei suoi gioielli più commoventi. Là, sulla conca dell'abside, Fra Filippo Lippi — il maestro di Botticelli, il frate pittore dalla vita tumultuosa — ha lasciato il suo ultimo grande ciclo, portato a termine proprio nel momento in cui la morte lo colse in questa città. Comprendere il Duomo di Spoleto significa imparare a leggerne gli strati successivi: il romanico, e poi l'innesto umanistico del Quattrocento.

Spoleto e la cattedrale romanica

La città di Spoleto, antica città romana e poi sede di un potente ducato longobardo, si dispone a gradoni sulle pendici del Monteluco. La sua cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, fu ricostruita dopo la distruzione della città a opera di Federico Barbarossa e consacrata alla fine del XII secolo; la tradizione vuole che la consacrazione sia avvenuta per mano di papa Innocenzo III nel 1198. L'edificio appartiene al romanico umbro: navata e navate laterali, campanile massiccio che reimpiega blocchi antichi e, soprattutto, una facciata di grande sobrietà scandita da rosoni.

Il coronamento di questa facciata è occupato da un vasto mosaico a fondo d'oro raffigurante il Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni Evangelista. Reca la firma di un artista chiamato Solsternus (Solsterno) e una data che si legge generalmente 1207. Questo mosaico di gusto bizantineggiante appartiene pienamente all'arte medievale: nella lettura del monumento va nettamente distinto dagli interventi rinascimentali, a esso ben posteriori. La facciata conserva del resto, nel suo registro inferiore, l'aggiunta che segna il primo grande gesto umanistico sull'edificio.

Il portico rinascimentale

Davanti alla facciata romanica si stende infatti un portico a cinque arcate, aggiunto alla fine del XV secolo e datato generalmente al 1491. Lo si attribuisce tradizionalmente agli artisti lombardi e toscani allora attivi nella regione, tra i quali vengono citati Ambrogio Barocci e un maestro fiorentino. Questa elegante loggia, dalle proporzioni pacate e dai capitelli finemente intagliati, applica un vocabolario classicheggiante — lesene, arcate a tutto sesto regolari, trabeazione — sulla parete medievale. Il contrasto è sorprendente: il portico appartiene già al Rinascimento, mentre il mosaico che esso incornicia appartiene al Medioevo. Questa sovrapposizione fa della sola facciata un compendio della storia dell'arte italiana.

Filippo Lippi e il ciclo dell'abside: l'Incoronazione della Vergine

Il cuore dello strato rinascimentale si trova all'interno, nell'abside. Intorno al 1467 Fra Filippo Lippi (nato a Firenze verso il 1406, morto a Spoleto nel 1469), ormai anziano e coperto di gloria, fu chiamato ad affrescare il fondo del coro. Lavorò con una bottega di cui facevano parte Fra Diamante e il giovane Pier Matteo d'Amelia, che portarono a compimento l'insieme dopo la scomparsa del maestro, verosimilmente intorno al 1469-1470.

Il ciclo si legge come un poema mariano dispiegato in registri. Al centro della conca risplende l'Incoronazione della Vergine, dove Maria è glorificata in un cielo di un blu intenso cosparso di stelle, circondata da una moltitudine di angeli, di santi e di figure che sembrano turbinare in una luce celeste. Questo blu profondo, ottenuto a grande costo, conferisce all'abside la sua qualità di apparizione. Sulle pareti, tre episodi completano il programma: l'Annunciazione, in cui l'angelo si avanza verso una Vergine raccolta entro una limpida architettura; la Natività (talora descritta come un'Adorazione), tenera e intima secondo la maniera lippesca; e la Dormizione della Vergine (il Transito, ovvero la morte della Vergine), scena di solenne compianto. La critica concorda nel riconoscere, nel gruppo dei personaggi che assistono alla Dormizione, un presunto autoritratto del pittore attorniato dai suoi collaboratori — firma discreta, da confermare con prudenza, di un artista che sapeva prossima la sua fine.

Questi affreschi riuniscono le qualità più affascinanti di Lippi: la grazia dei volti femminili, la morbidezza degli incarnati, il movimento dei panneggi, un'emozione umana che tempera la maestà teologica. Costituiscono il suo ultimo grande complesso, il testamento di un maestro la cui bottega fiorentina aveva formato, tra gli altri, Sandro Botticelli.

La morte e il sepolcro di Lippi: Lorenzo il Magnifico e Filippino

Filippo Lippi morì a Spoleto nel 1469, quando il cantiere non era ancora concluso, e fu sepolto nella cattedrale. La città, si dice, teneva a conservare le spoglie dell'artista che l'aveva dotata di un simile capolavoro. Qualche anno più tardi, Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, fervente protettore delle arti e ammiratore del pittore, avrebbe provveduto a far innalzare un monumento funebre degno di lui, nel transetto della cattedrale.

Il disegno di questo sepolcro è tradizionalmente attribuito a Filippino Lippi, figlio dello stesso Filippo, a sua volta pittore di primo piano formatosi sulla scia paterna e poi presso Botticelli. Il monumento, di fattura rinascimentale, reca un'epitaffio che si attribuisce all'umanista Angelo Poliziano, vicino ai Medici. Vi si celebra l'arte di Lippi come un dono quasi divino. La data esatta dell'erezione del sepolcro e il dettaglio degli interventi restano discussi dagli storici; conviene dunque presentare questi elementi così come la tradizione documentata li riporta, senza irrigidirne la cronologia.

Rilievo

La cattedrale di Spoleto occupa un posto singolare nella carta del Rinascimento: non è l'opera di un grande cantiere fiorentino, ma il luogo in cui un maestro fiorentino venne a morire, lasciando la sua ultima parola dipinta lontano dalla propria città. A questo strato lippesco si aggiunge, nella cappella Eroli, una decorazione attribuita al Pinturicchio verso la fine del XV secolo: altra testimonianza, più modesta, della penetrazione dell'arte umbro-toscana nell'edificio. Così il Duomo condensa, in un solo monumento, il mosaico medievale, la loggia umanistica e la pittura del pieno Quattrocento — una sintesi di più secoli offerta al visitatore in pochi metri.

Cosa vedere assolutamente

  • L'Incoronazione della Vergine nella conca dell'abside, dal blu stellato: l'apice del ciclo di Filippo Lippi.
  • La Dormizione della Vergine, con il presunto autoritratto del pittore tra le figure in lutto.
  • L'Annunciazione e la Natività delle pareti dell'abside, dove esplode la dolcezza lippesca dei volti.
  • Il sepolcro di Filippo Lippi nel transetto, disegno attribuito a Filippino, voluto da Lorenzo il Magnifico.
  • Il portico rinascimentale della fine del XV secolo applicato sulla facciata romanica: il contrasto delle epoche in un solo colpo d'occhio.
  • La facciata e il suo mosaico di Solsternus (1207) — strato medievale — per misurare la distanza rispetto allo strato rinascimentale interno.

Informazioni pratiche

La cattedrale si erge sulla Piazza del Duomo, ai piedi della città vecchia di Spoleto, al termine di una piazza in pendio che ne dispone la scoperta progressiva. Vi si accede facilmente a piedi dal centro storico. Si tratta di un luogo di culto in attività: un abbigliamento decoroso e il silenzio sono d'obbligo, in particolare durante le funzioni, che possono limitare l'accesso all'abside. Poiché gli affreschi si trovano in fondo al coro, è utile prevedere un tempo di osservazione a distanza, idealmente con luce naturale. Per gli orari di apertura, le modalità di accesso ad alcune cappelle e gli eventuali costi di visita, si raccomanda di consultare le fonti ufficiali locali, trattandosi di informazioni soggette a variazioni.

Quiz

1. Qual è il soggetto del grande affresco che occupa la conca dell'abside, dipinto da Filippo Lippi?

  • L'Ultima Cena
  • L'Incoronazione della Vergine
  • Il Giudizio Universale

2. Quale evento lega personalmente Filippo Lippi alla città di Spoleto?

  • Vi nacque
  • Vi morì nel 1469 e vi fu sepolto
  • Vi fu battezzato

3. A chi si attribuisce tradizionalmente il disegno del sepolcro di Lippi, voluto da Lorenzo il Magnifico?

  • Sandro Botticelli
  • Filippino Lippi, suo figlio
  • Il Perugino