Vi sono monumenti che portano, incisa nella pietra, la traccia di un'idea più vasta di loro stessi. Il Duomo di Pavia è tra questi. Sotto la sua massa chiara non si legge soltanto una cattedrale: si legge uno dei grandi laboratori architettonici del Rinascimento lombardo, il luogo dove, alla fine del XV secolo, maestri del cantiere e due tra gli spiriti più brillanti del loro tempo si chinarono insieme su una questione che ossessionava l'epoca — come coprire uno spazio immenso con una sola cupola, come far reggere il cielo al di sopra di una pianta perfetta. Il progetto risale al 1488; la cupola, invece, non si chiuse che alla fine del XIX secolo. Tra queste due date si estende la storia, splendida e faticosa, di un'ambizione che impiegò quattro secoli a lasciarsi compiere.
Pavia e il progetto del 1488
Pavia non è una città come le altre nella geografia del potere lombardo. Antica capitale del regno longobardo, sede di una celebre università, fu sotto i Visconti e poi gli Sforza una seconda città dello Stato milanese, quasi una residenza principesca. È in questo contesto che, alla fine degli anni Ottanta del Quattrocento, maturò la decisione di sostituire le due antiche cattedrali romaniche che si ergevano fianco a fianco nel cuore della città — Santo Stefano e Santa Maria del Popolo. Quegli edifici sarebbero stati giudicati vetusti, scomodi, indegni del prestigio che si voleva conferire alla città sotto il governo di Ludovico il Moro.
Il primo colpo di piccone risalirebbe al 1488. Ciò che colpisce fin da subito è la scala dell'impresa: non si trattava di restaurare, ma di edificare ex novo una delle più grandi chiese della Lombardia, concepita secondo i principi nuovi che l'umanesimo architettonico riportava allora in auge — la centralità, la simmetria, il primato della cupola come coronamento dello spazio. Il cantiere di Pavia divenne così, quasi da subito, un banco di prova delle idee che agitavano gli ambienti dotti di Milano.
Amadeo, Rocchi, Dolcebuono: la costellazione del cantiere
La conduzione dell'opera riunì diversi tra i nomi maggiori dell'architettura e della scultura lombarde. Si attribuiscono tradizionalmente i primi modelli e i primi disegni a Cristoforo Rocchi, ingegnere e modellatore pavese, che avrebbe fornito un modello ligneo dell'edificio progettato. Intorno a lui, o dopo di lui, intervengono due figure di primissimo piano.
Giovanni Antonio Amadeo, anzitutto, uno degli artisti più compiuti del Rinascimento lombardo, scultore e architetto che ritroviamo nella stessa epoca nei cantieri più prestigiosi della regione — la facciata della vicina Certosa di Pavia, la cappella Colleoni di Bergamo, il duomo di Milano. La sua presenza a Pavia, dove avrebbe svolto un ruolo di direzione, colloca il Duomo nella stessa famiglia di opere di queste realizzazioni sontuose, improntate a un gusto raffinato dell'ornamento e a una sapienza dei volumi.
Gian Giacomo Dolcebuono, poi, associato anch'egli al grande cantiere milanese e a quello di Pavia, apporta l'esperienza di un pratico esperto nei problemi di copertura e di stabilità. Attraverso questi nomi si vede quanto il cantiere pavese sia stato, fin dall'origine, un'opera collettiva, in cui si incontravano le competenze complementari del modellatore, dello scultore-architetto e dell'uomo di mestiere. Le attribuzioni precise degli uni e degli altri restano, per lo storico prudente, materia di discussione, tanto i ruoli si sovrapponevano in queste vaste imprese.
Le consultazioni di Bramante e di Leonardo
È qui che il Duomo di Pavia sfiora la leggenda del Rinascimento. Negli anni 1487-1490, due uomini si trovano allora a Milano, alla corte degli Sforza: Donato Bramante, l'architetto che di lì a poco avrebbe posato a Roma la prima pietra della nuova San Pietro, e Leonardo da Vinci, i cui taccuini di quegli anni pullulano di studi sulle chiese a pianta centrale e sulle cupole.
Si racconta che l'uno e l'altro furono consultati a proposito del cantiere di Pavia, nel 1490. Bramante, avvezzo ai problemi della centralità e della cupola, avrebbe fornito il proprio parere sulla concezione dell'edificio; Leonardo, il cui spirito si appassionava proprio in quella data alla geometria dei templi sormontati da una grande calotta, avrebbe potuto alimentare la riflessione collettiva con le proprie ricerche. Occorre qui maneggiare il condizionale con cura: la natura esatta del loro intervento — consiglio puntuale, disegno, semplice visita di perizia — rimane difficile da stabilire con certezza, e la parte di ciascuno nella forma infine adottata resta dibattuta. Ciò che è certo è l'atmosfera: il Duomo di Pavia appartiene al momento preciso in cui i più grandi spiriti dell'epoca pensavano insieme la cupola ideale.
Il modello ligneo e l'idea di cupola
Di questa ambizione sopravvive un testimone eccezionale: il modello ligneo dell'edificio progettato, conservato e spesso citato come uno dei più bei modelli d'architettura del Rinascimento italiano. Attribuito a Rocchi, forse ritoccato da altri, esso dà a vedere ciò che l'epoca sognava — una vasta chiesa organizzata attorno a uno spazio centrale, dominata da un'immensa cupola ottagonale, nello spirito delle ricerche contemporanee sulla pianta centrale.
Questo modello non è un semplice oggetto documentario: è il manifesto di un'idea. Là dove la cattedrale gotica dispiegava la sua navata verso oriente, il pensiero rinascimentale cercava il punto, il centro, il luogo in cui tutte le linee convergono sotto la cupola. Il modello di Pavia materializza questa conversione dello sguardo. Esso consente anche di misurare lo scarto tra il progetto e l'edificio realmente costruito, poiché la storia del cantiere fu ben più lenta e tortuosa di quanto lasciasse sperare lo slancio del 1488.
Un compimento tardivo, da distinguere dal progetto rinascimentale
Qui si impone un'avvertenza, essenziale per leggere correttamente il monumento. Ciò che il visitatore ammira oggi, in particolare la gigantesca cupola che domina la città — una delle più grandi d'Italia per dimensioni — non appartiene al Rinascimento. L'edificio rimase a lungo incompiuto: le parti rinascimentali riguardano soprattutto il corpo della chiesa, i suoi volumi e la sua concezione d'insieme, elaborati a partire dal 1488 e proseguiti nel XVI secolo. La cupola vera e propria, invece, non fu costruita e chiusa che alla fine del XIX secolo.
Occorre dunque dissociare due tempi: da un lato il grande progetto rinascimentale, i suoi modelli, le sue consultazioni illustri, le sue fondamenta e le sue mura; dall'altro il compimento tardivo, moderno, che diede infine al monumento la sua sagoma attuale. Confondere i due significherebbe accreditare ai maestri del 1490 un'opera che non hanno né edificato né visto. La bellezza del Duomo di Pavia risiede precisamente in questa tensione: un'idea del Rinascimento, pazientemente portata attraverso i secoli fino al suo coronamento contemporaneo.
Portata
Il Duomo di Pavia occupa un posto singolare nella storia dell'architettura rinascimentale: meno per ciò che mostra che per ciò che rivela dei dibattiti del suo tempo. È il punto d'incontro, documentato o leggendario, tra i grandi maestri del cantiere lombardo — Amadeo in primo luogo — e le figure di Bramante e di Leonardo, nell'istante in cui la cultura italiana inventava il linguaggio della chiesa a cupola che Roma avrebbe di lì a poco portato al suo culmine. A questo titolo, la cattedrale e il suo modello sono pietre miliari preziose, un anello tra le sperimentazioni milanesi degli Sforza e i trionfi del XVI secolo. Il monumento testimonia anche una realtà spesso dimenticata: la lentezza dei grandi cantieri, la cui idea può sopravvivere per generazioni ai suoi ideatori.
Cosa vedere assolutamente
- La cupola, immenso coronamento della città — tenendo presente che appartiene al compimento del XIX secolo e non alla concezione rinascimentale.
- I volumi del corpo della chiesa, dove si legge l'ambizione originaria della pianta centrale e la logica spaziale ereditata dalla fine del XV secolo.
- Il modello ligneo attribuito a Rocchi, uno dei più celebri modelli d'architettura del Rinascimento italiano, quando è esposto al pubblico.
- Le tracce e i resti delle antiche cattedrali romaniche che il nuovo edificio doveva sostituire, ancora percepibili nella memoria del sito.
- L'ampiezza generale dello spazio interno, pensato per accogliere la grande cupola e convergente verso il suo centro.
- Il dialogo con la città, con la cattedrale inserita nel tessuto di Pavia non lontano dalla celebre torre civica oggi scomparsa.
Informazioni pratiche
Il Duomo di Pavia è anzitutto un luogo di culto in attività: la visita si svolge nel rispetto delle funzioni e del raccoglimento dei fedeli. Gli orari di apertura, le eventuali condizioni di accesso ad alcune parti e l'esposizione del modello possono variare; è opportuno informarsi presso la diocesi o gli uffici della cattedrale prima di recarvisi. È richiesto un abbigliamento decoroso. Si approfitterà della venuta a Pavia per scoprire, a qualche chilometro, la Certosa di Pavia, capolavoro distinto che è oggetto di una propria scheda.
Quiz
In quale anno sarebbe iniziato il cantiere del nuovo Duomo di Pavia? Nel 1488 , per sostituire due antiche cattedrali romaniche.
Quali due grandi spiriti del Rinascimento sarebbero stati consultati a proposito del progetto? Donato Bramante e Leonardo da Vinci , allora presenti alla corte degli Sforza a Milano.
In quale epoca la gigantesca cupola fu realmente completata? Alla fine del XIX secolo , ben dopo la concezione rinascimentale dell'edificio.

