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Rinascimento italiano

Santa Felicita: la più antica preghiera di Firenze e la vertigine del Pontormo

Florence

Santa Felicita: la più antica preghiera di Firenze e la vertigine del Pontormo

A pochi passi dal Ponte Vecchio, sulla riva sinistra dell'Arno, una piccola piazza si apre quasi all'improvviso su una facciata sobria. Nulla lascia intuire che ci si trovi davanti a una delle più antiche fondazioni cristiane di Firenze, né che la prima cappella a destra, appena entrati, custodisca uno dei dipinti più sconvolgenti di tutto il Rinascimento. Santa Felicita è una chiesa che si attraversa in fretta quando si punta verso Palazzo Pitti, salvo poi rimpiangere di non averla guardata con più attenzione. Perché qui la storia millenaria della città e il genio inquieto del manierismo si danno appuntamento in un unico raccolto spazio.

Una delle chiese più antiche di Firenze

Le origini di Santa Felicita affondano nei primissimi secoli cristiani. La tradizione colloca in questo luogo una comunità remota, sorta presso una via romana e un antico cimitero, in un quartiere che accolse molto presto mercanti giunti dall'Oriente: a costoro alcuni ricollegano l'insediamento di un culto primitivo. La chiesa è posta sotto il patrocinio di santa Felicita, martire romana, figura venerata fin dagli albori della Chiesa.

Nel corso dei secoli l'edificio fu ricostruito e trasformato più volte, come quasi tutti i santuari fiorentini. La forma che oggi visitiamo è in gran parte il frutto di un rifacimento settecentesco, che diede alla navata il suo aspetto chiaro e ordinato. Ma la memoria degli strati precedenti non è scomparsa: la chiesa conserva opere di primo piano distribuite lungo i secoli, testimonianze di una continuità rara. Ciò che colpisce il visitatore è il contrasto tra la modestia esteriore dell'insieme e la densità artistica che esso racchiude. Santa Felicita non ha nulla di appariscente: appartiene a quella Firenze segreta in cui il capolavoro attende con pazienza chi spinge la porta.

La Cappella Capponi e la Deposizione del Pontormo

Il tesoro di Santa Felicita si trova nella Cappella Capponi, cappella funebre che si apre a destra fin dall'ingresso. La sua struttura architettonica, di una geometria limpida e luminosa, si iscrive nella tradizione di Filippo Brunelleschi — quell'arte fiorentina dello spazio misurato, delle proporzioni e della pietra serena stagliata sull'intonaco chiaro —, complesso poi rimaneggiato per accogliere la sepoltura della famiglia Capponi. È in questo scrigno di ordine e di serenità che Jacopo Carucci, detto il Pontormo, dipinse intorno al 1525-1528 la sua pala più celebre: la Deposizione — spesso indicata come Trasporto di Cristo.

L'opera è una deflagrazione silenziosa. Il Pontormo rinuncia a tutto ciò che il Rinascimento aveva pazientemente costruito. Non vi sono né croce, né suolo stabile, né paesaggio ad ancorare la scena. Le figure sembrano fluttuare, sospese in uno spazio indefinito, sorreggendosi l'una con l'altra in una coreografia di corpi intrecciati che sale e ruota verso l'alto. Il Cristo morto, di un pallore di cera, scivola tra le mani di portatori dai volti giovanili e smarriti, mentre la Vergine viene meno. La composizione abbandona la prospettiva classica e l'equilibrio piramidale caro al Quattrocento: tutto è instabilità, assenza di peso, tensione.

È soprattutto il colore a sbalordire. Il Pontormo dispiega una gamma di irrealtà dichiarata: rosa tenui, azzurri gelidi, verdi e gialli acidi, tinte cangianti che sembrano illuminate dall'interno più che da una luce naturale. Questi colori quasi fosforescenti strappano la scena al mondo sensibile per innalzarla in un registro spirituale, onirico. Là dove l'arte precedente cercava di imitare il visibile, il Pontormo cerca di tradurre l'emozione pura, il vacillare del dolore. È per questo che la Deposizione è considerata una vetta del manierismo fiorentino: l'arte vi si libera dalla verosimiglianza per farsi linguaggio degli affetti.

La cappella prolunga questo capolavoro. Sulla parete, un'Annunciazione affrescata dal Pontormo risponde alla pala: l'angelo e la Vergine, separati da una finestra reale, dialogano con la stessa eleganza slanciata, la stessa grazia inquieta. Nei pennacchi della volta figurano gli Evangelisti; vi si riconosce la mano del Pontormo, associata, secondo la tradizione critica, a quella del suo allievo Bronzino — la ripartizione precisa tra maestro e discepolo resta discussa (aVerifier). L'insieme forma un programma di sorprendente coerenza, in cui l'architettura chiara della cappella fa da contrappunto all'esaltazione delle figure dipinte.

Il Corridoio Vasariano e la tribuna medicea

Santa Felicita porta anche il segno del potere mediceo, inscritto nella sua stessa architettura. Nel 1565 Giorgio Vasari edificò per Cosimo I de' Medici il celebre Corridoio Vasariano, passaggio sopraelevato che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti scavalcando la città e il Ponte Vecchio. Questo corridoio principesco attraversa esattamente la facciata interna di Santa Felicita.

I Medici disponevano così, all'interno della chiesa, di una tribuna privata da cui potevano assistere alla messa senza mescolarsi al popolo, separati dalla folla dei fedeli e al riparo dagli sguardi. Questo dispositivo dice molto sul modo in cui il principe intendeva collocarsi nella città: presente al culto, ma sovrastante, in disparte, in un'intimità riservata. La chiesa di quartiere diventa allora, per la durata di un ufficio, cappella del sovrano. Questa tribuna è uno dei rari punti in cui il visitatore percepisce concretamente il legame tra il Corridoio Vasariano e la vita religiosa di Firenze, tra il percorso segreto dei Medici e la liturgia quotidiana della città.

Cosa vedere assolutamente

  • La Deposizione del Pontormo (1525-1528 ca.) nella Cappella Capponi: il capolavoro assoluto, corpi fluttuanti e colori irreali.
  • L'Annunciazione affrescata dal Pontormo, sulla parete della stessa cappella, di grazia slanciata.
  • I pennacchi con gli Evangelisti (Pontormo, con la partecipazione attribuita al Bronzino).
  • La struttura di ispirazione brunelleschiana della Cappella Capponi, scrigno luminoso della pala.
  • La tribuna medicea e il passaggio del Corridoio Vasariano sopra la facciata interna.

Informazioni pratiche

Santa Felicita sorge sulla riva sinistra, nella Piazza di Santa Felicita, a pochi metri dall'estremità meridionale del Ponte Vecchio, lungo il percorso che conduce a Palazzo Pitti e al giardino di Boboli. L'accesso alla navata è di norma libero, ma l'illuminazione della Cappella Capponi può essere a pagamento (con dispositivo a gettoni) e l'accesso diretto alla cappella talvolta limitato (aVerifier). Gli orari di apertura variano ed è opportuno verificarli presso la parrocchia prima della visita. La chiesa si inserisce con naturalezza in un itinerario che unisce Ponte Vecchio, l'Oltrarno e Palazzo Pitti.

Quiz

  1. Quale pittore realizzò la Deposizione della Cappella Capponi? Pontormo (Jacopo Carucci)
  2. Quale particolarità compositiva rende la Deposizione così vertiginosa? È senza croce né suolo stabile, con corpi che sembrano fluttuare in uno spazio indefinito.
  3. A che cosa serviva la tribuna collegata al Corridoio Vasariano nella chiesa? Permetteva ai Medici di assistere alla messa senza mescolarsi al popolo.