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Rinascimento italiano

La Cappella Baglioni a Spello

Spello

La Cappella Baglioni a Spello

Nella penombra di una chiesa medievale di Spello, un piccolo spazio raccolto concentra una delle più sontuose esplosioni di colore del Rinascimento italiano. La Cappella Baglioni — spesso chiamata Cappella Baglioni o Cappella Bella — non è che una modesta campata sul lato sinistro della navata di Santa Maria Maggiore. Eppure ogni centimetro delle sue pareti e della sua volta è stato ricoperto di affreschi da Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, nel 1501. Oro, azzurri, paesaggi digradanti in profondità, architetture fantastiche, dettagli preziosi trattati come oreficerie: la cappella è uno scrigno, e una delle vette dell'arte umbra intorno al 1500.

Spello e i Baglioni

Spello — l'antica Hispellum romana — si aggrappa alle pendici del monte Subasio, a due passi da Assisi e da Foligno. I suoi vicoli rosati e le sue porte romane ne fanno uno dei borghi più affascinanti dell'Umbria. Sul finire del Quattrocento, la regione gravita nell'orbita di Perugia, dove domina la temibile famiglia dei Baglioni, signori turbolenti e mecenati.

La cappella deve la propria esistenza a Troilo Baglioni, membro di questo casato, all'epoca priore (priore) di Santa Maria Maggiore e destinato a diventare vescovo. È lui a commissionare al Pinturicchio, artista all'apice della fama, l'intera decorazione della piccola cappella che porta il nome della sua famiglia. Lo stemma dei Baglioni e la presenza del committente, raffigurato secondo la tradizione tra i personaggi sacri, ricordano che questo scrigno era anche un'affermazione di potere e di prestigio nel cuore di una chiesa parrocchiale.

Il contrasto è sorprendente: la chiesa di Santa Maria Maggiore, di origine medievale e più volte rimaneggiata, offre una penombra sobria. La cappella, invece, risplende come un gioiello incastonato nella pietra — la luce, il colore e la raffinatezza della modernità rinascimentale che irrompono in una cornice più antica.

Il Pinturicchio, virtuoso del colore

Bernardino di Betto (1454 circa - 1513), soprannominato Pinturicchio («il piccolo pittore», forse un'allusione alla sua bassa statura), è uno dei grandi nomi della scuola umbra, accanto al Perugino di cui fu vicino. La sua fama la costruì a Roma: le decorazioni dell'Appartamento Borgia in Vaticano per papa Alessandro VI, la partecipazione al cantiere della Cappella Sistina. A lui si deve anche, un po' più tardi, l'abbagliante Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena.

La sua maniera è immediatamente riconoscibile: colori vivaci e luminosi, gusto per le materie preziose — l'oro applicato a rilievo, i broccati, i gioielli —, profusione di dettagli, paesaggi profondi e luminosi, architetture inventate di una fantasia talvolta vertiginosa. Là dove il Perugino cerca una gravità equilibrata, il Pinturicchio seduce con l'abbondanza decorativa e la narrazione animata.

A Spello, nel 1501, dispiega tutto il suo repertorio in uno spazio ridotto, il che produce una densità visiva eccezionale. Secondo la tradizione, sarebbe stato coadiuvato dalla sua bottega in alcune parti, ma l'insieme reca incontestabilmente la sua impronta.

Le tre grandi scene

Le pareti della cappella sono occupate da tre vaste composizioni dedicate all'infanzia di Cristo, che formano un ciclo coerente:

  • L'Annunciazione. L'angelo Gabriele si rivolge alla Vergine in un interno aperto su architetture classiche e su un paesaggio lontano. La scena è celebre tanto per la sua bellezza quanto per un dettaglio: il Pinturicchio vi ha inserito, in trompe-l'œil, una tavoletta appesa alla parete recante il suo autoritratto (si veda più avanti).
  • La Natività (Adorazione dei pastori). Attorno al Bambino, pastori, angeli e cortei si accalcano in uno scenario di rovine e di dolci colline. La luce, i costumi e i dettagli naturalistici — animali, piante, personaggi sullo sfondo — testimoniano il piacere del pittore nel popolare lo spazio.
  • La Disputa nel Tempio (Gesù fra i dottori). Il giovane Cristo insegna ai dottori, circondato da figure dalle fisionomie varie, entro una grande architettura aperta che mette in valore la padronanza della prospettiva e il gusto per la messa in scena.

Al di sopra, la volta è occupata da figure di Sibille, le profetesse antiche che la tradizione cristiana interpretava come annunciatrici della venuta di Cristo — tema dotto, caro alla cultura umanistica dell'epoca, che ritroveremo anche in Michelangelo alla Sistina.

L'autoritratto e i dettagli preziosi

Il particolare più commentato della cappella si cela nell'Annunciazione: sulla parete dipinta della camera della Vergine, il Pinturicchio ha raffigurato una piccola tavoletta in trompe-l'œil, appesa come un quadro, che reca il suo stesso ritratto accompagnato, secondo la tradizione, da un'iscrizione latina che ne menziona il nome. Questa firma dissimulata, insieme discreta e virtuosistica, è un gesto d'orgoglio d'artista assai caratteristico del Rinascimento: il pittore si iscrive nella propria opera giocando al tempo stesso sull'illusione.

Ovunque altrove, lo sguardo è catturato dalla raffinatezza dei dettagli: lumeggiature d'oro a rilievo sulle aureole, sulle bordure e sui broccati; gioielli e stoffe resi con una minuzia da orafo; paesaggi che si aprono in profondità con città, sentieri e cavalieri minuscoli; architetture ornate di grottesche, di candelabre e di lesene all'antica. È questo accumulo di preziosità che è valso alla cappella il soprannome di Cappella Bella.

Il pavimento in maioliche di Deruta

Un elemento spesso trascurato completa l'insieme: il pavimento in ceramica della cappella, in maioliche attribuite alle botteghe di Deruta, celebre centro ceramico umbro poco distante. Queste mattonelle smaltate, dai motivi variopinti, costituirebbero una decorazione originaria concepita in armonia con gli affreschi — il pavimento che prolunga verso il basso la profusione ornamentale delle pareti.

Data la fragilità di questo tipo di pavimento, sarebbe opportuno verificarne lo stato di conservazione e le eventuali misure di protezione o i restauri di cui sia stato oggetto. Resta comunque una preziosa testimonianza dell'arte della maiolica rinascimentale e un raro esempio di insieme decorativo pensato nella sua totalità, dal pavimento alla volta.

Una vetta del Rinascimento umbro

La Cappella Baglioni è considerata uno dei capolavori del Pinturicchio e uno dei cicli maggiori del Rinascimento in Umbria. Condensa, in uno spazio intimo, tutto ciò che fa il pregio di questa scuola: luce chiara, paesaggi sereni, senso del dettaglio, dialogo tra l'uomo e l'architettura. Realizzata nello stesso decennio dei suoi grandi cantieri romani e senesi, mostra un artista in piena maturità, capace di trasformare una semplice campata di chiesa in una abbagliante macchina visiva.

Per il visitatore, l'esperienza sta tutta in questo contrasto: passare dalla sobrietà di una chiesa umbra alla profusione dorata della cappella, come si apre d'improvviso uno scrigno prezioso.

Cosa vedere assolutamente

  • I tre grandi affreschi: l'Annunciazione, la Natività e la Disputa nel Tempio, da percorrere nel dettaglio.
  • L'autoritratto del Pinturicchio in trompe-l'œil, sulla «tavoletta» appesa nell'Annunciazione.
  • La volta con le Sibille, tema profetico caro all'umanesimo.
  • Le lumeggiature d'oro e i dettagli preziosi: broccati, gioielli, bordure — l'oreficeria del pennello.
  • I paesaggi e le architetture fantastiche aperti sullo sfondo di ciascuna scena.
  • Il pavimento in maioliche di Deruta, da osservare sotto i piedi.
  • Il contrasto tra la cappella sfolgorante e la chiesa medievale che la circonda.

Informazioni pratiche

La Cappella Baglioni si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore, sulla piazza principale del centro storico di Spello (Umbria), a breve distanza da Assisi e da Foligno. L'accesso alla chiesa è generalmente libero; l'illuminazione della cappella e l'accesso ravvicinato possono essere soggetti a disposizioni particolari (timer a pagamento, orari legati al culto). Poiché gli orari di apertura variano secondo le stagioni e le funzioni, si raccomanda di verificare le informazioni aggiornate presso l'ufficio turistico di Spello o la parrocchia prima della visita. Si prega di rispettare il carattere religioso del luogo e le eventuali restrizioni riguardanti la fotografia (in particolare l'uso del flash, sconsigliato per la conservazione degli affreschi).

Quiz

1. Chi ha dipinto gli affreschi della Cappella Baglioni nel 1501?

  • Il Perugino
  • Il Pinturicchio (Bernardino di Betto)
  • Raffaello

2. Quale celebre particolarità si cela nell'Annunciazione della cappella?

  • Una carta dell'Umbria
  • La firma di papa Alessandro VI
  • Un autoritratto del Pinturicchio dipinto in trompe-l'œil su una tavoletta

3. Da quale centro ceramico umbro proverrebbe il pavimento in maioliche della cappella?

  • Faenza
  • Deruta
  • Gubbio