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Rinascimento italiano

La Cattedrale di Santo Stefano di Prato

Prato

La Cattedrale di Santo Stefano di Prato

A prima vista, la cattedrale di Prato è un edificio medievale, striato di fasce bicolori in marmo verde e bianco tipiche della Toscana. Ma questo scrigno romanico-gotico racchiude e porta due pietre miliari del Quattrocento fiorentino: un pulpito d'angolo scolpito da Donatello e Michelozzo, e gli affreschi che Filippo Lippi dispiegò nel coro per oltre un decennio. Prato è così uno dei luoghi in cui si legge, su un unico monumento, il passaggio dal Medioevo al Rinascimento.

Il Duomo di Prato e il Sacro Cingolo

La cattedrale di Santo Stefano sarebbe una delle chiese più antiche di Prato, le cui origini risalirebbero all'alto Medioevo. L'edificio attuale, dapprima romanico e poi gotico, sarebbe stato ampliato e rimaneggiato più volte tra il XII e il XV secolo. La facciata, rivestita di marmo bianco e serpentino verde di Prato, illustra il gusto toscano per la policromia architettonica.

Il tesoro spirituale della cattedrale è il Sacro Cingolo, la «Sacra Cintola»: una reliquia che la tradizione associa alla Vergine Maria, custodita a Prato — secondo quanto si tramanda — fin dal Medioevo. Fu per l'ostensione di questa reliquia ai fedeli radunati sulla piazza che nel XV secolo venne concepito un pulpito esterno all'angolo della facciata. Questa funzione liturgica del tutto particolare spiega la presenza, su un edificio medievale, di un'opera pienamente rinascimentale.

Il pulpito esterno di Donatello e Michelozzo

Il pulpito esterno del Sacro Cingolo (Pulpito del Sacro Cingolo), aggettante all'angolo destro della facciata, è attribuito alla collaborazione tra Donatello e Michelozzo, databile intorno al 1428-1438. Michelozzo si sarebbe occupato della struttura architettonica — il balcone circolare sorretto da un capitello e una mensola — mentre Donatello ne avrebbe scolpito il decoro.

Il parapetto del pulpito presenterebbe un fregio di putti danzanti, quei bimbi nudi animati da un movimento sfrenato, che giocano, corrono e si urtano in un ritmo continuo ispirato all'antico. Questo motivo, caro a Donatello, vi raggiunge una vivacità che rompe con la staticità medievale e preannuncia l'energia della scultura rinascimentale.

Da segnalare (in situ vs spostato): per proteggerli dalle intemperie, i pannelli originali del pulpito sarebbero oggi conservati presso il Museo dell'Opera del Duomo di Prato, poco distante; ciò che il visitatore vede all'angolo della facciata sarebbe una copia collocata in situ. Per ammirare i rilievi autentici di Donatello occorre dunque recarsi al museo.

Filippo Lippi e gli affreschi del coro

Nella cappella maggiore (il coro), il pittore carmelitano Filippo Lippi avrebbe eseguito, tra il 1452 e il 1465 circa, un vasto ciclo di affreschi dedicato alle Storie di santo Stefano (Santo Stefano, patrono della cattedrale) e alle Storie di san Giovanni Battista. Questo cantiere, uno dei più lunghi della carriera di Lippi, è considerato uno dei suoi capolavori.

La scena più celebre è il Banchetto di Erode, in cui si svolge la Danza di Salomè: la giovane, colta in pieno movimento in una veste fluida i cui panneggi sembrano prolungarne la danza, avrebbe chiesto come ricompensa la testa di Giovanni Battista, presentata su un vassoio nello stesso registro. Lippi vi dispiega una grazia del disegno, un'eleganza dei panneggi e un senso della narrazione continua che influenzeranno la generazione successiva — si ricorda spesso che il giovane Sandro Botticelli si sarebbe formato nella sua bottega.

Una stratificazione rinascimentale nello scrigno romanico-gotico

Prato offre così una lettura particolarmente chiara delle «stratificazioni» di un monumento. L'edificio — la sua facciata bicolore, il campanile, i volumi — appartiene alla tradizione romanica e gotica toscana. Ma due interventi del XV secolo vi innestano il linguaggio nuovo del Rinascimento fiorentino: la scultura di Donatello e Michelozzo all'esterno, la pittura di Filippo Lippi all'interno. Queste opere non sono semplici ornamenti aggiunti: il pulpito è indissociabile dalla funzione liturgica della reliquia, e gli affreschi strutturano lo spazio stesso del coro. Per questo si leggono qui come la stratificazione rinascimentale del monumento, e non come pezzi isolati.

Cosa vedere assolutamente

  • Il pulpito esterno del Sacro Cingolo, all'angolo della facciata: la sua sagoma a balcone circolare e il fregio di putti danzanti (copia in situ).
  • I rilievi originali di Donatello — i putti autentici — al vicino Museo dell'Opera del Duomo.
  • Il ciclo di affreschi di Filippo Lippi nel coro: Storie di santo Stefano e di san Giovanni Battista.
  • La Danza di Salomè / il Banchetto di Erode, la scena più celebre del ciclo.
  • La facciata in marmo bianco e serpentino verde di Prato, per comprendere lo scrigno medievale che accoglie queste opere.

Informazioni pratiche

La cattedrale di Santo Stefano si trova nel cuore del centro storico di Prato, in Toscana, a breve distanza da Firenze. Sarebbe un luogo di culto attivo; l'accesso alla navata è generalmente libero, mentre la visita al coro ornato dagli affreschi di Lippi e l'accesso al Museo dell'Opera del Duomo potrebbero essere soggetti a orari, prenotazione o biglietto specifici. Poiché gli affreschi sono stati oggetto di campagne di restauro, le condizioni di visita possono variare. Si consiglia vivamente di verificare orari, tariffe e modalità di accesso presso le fonti ufficiali (parrocchia, museo, ufficio del turismo di Prato) prima di recarsi sul posto, così come le regole applicabili agli edifici religiosi (silenzio, abbigliamento, fotografia).

Quiz

  1. Chi sono i due artisti associati al pulpito esterno del Sacro Cingolo?
  • Brunelleschi e Ghiberti
  • Donatello e Michelozzo
  • Masaccio e Masolino
  1. Quale pittore realizzò il ciclo di affreschi del coro, con la celebre Danza di Salomè?
  • Filippo Lippi
  • Piero della Francesca
  • Fra Angelico
  1. Dove si trovano oggi i rilievi originali del pulpito?
  • Ancora al loro posto sulla facciata
  • Al Museo dell'Opera del Duomo di Prato
  • Agli Uffizi di Firenze