Sulle alture di Perugia, nel rione di Porta Sole, un modesto oratorio annesso all'antico monastero camaldolese di San Severo custodisce un tesoro senza uguali: l'unico affresco murale che il giovane Raffaello abbia lasciato nella città dove mosse i suoi primi passi. Dipinta intorno al 1505-1508, questa Trinità e santi fu completata nella parte inferiore dal Perugino, maestro di Raffaello, verso il 1521 — ossia dopo la morte prematura dell'allievo. Su una stessa parete si leggono così, a quindici anni di distanza, due mani unite dall'apprendistato e separate dal destino.
Perugia e il monastero di San Severo
Capitale dell'Umbria, Perugia fu a cavallo tra XV e XVI secolo uno dei grandi centri della pittura italiana, dominato dalla fiorente bottega di Pietro Vannucci, detto il Perugino. La città, arroccata sul suo colle, si articola in terrazze e belvedere; il rione di Porta Sole ne occupa il punto più elevato.
È qui che si insediò una comunità di monaci camaldolesi — un ordine nato dalla riforma benedettina avviata da san Romualdo nell'XI secolo. Il complesso di San Severo comprendeva una chiesa e un monastero, oggi ampiamente rimaneggiati. La piccola cappella che ci interessa è un oratorio di dimensioni ridotte, il cui interesse risiede quasi interamente nell'affresco che ne orna la parete di fondo. L'ordine camaldolese spiega il programma iconografico: i santi raffigurati appartengono per lo più alla tradizione benedettina ed eremitica cara alla comunità.
L'affresco di Raffaello — la Trinità e i santi
La parte superiore della parete è opera di Raffaello Sanzio, nato a Urbino nel 1483. La si data generalmente intorno al 1505, mentre alcuni studiosi propongono un'esecuzione protratta fino al 1508 circa; in assenza di documentazione certa, questa datazione precisa resta discussa e va maneggiata con cautela.
La composizione si articola in due registri. In alto troneggia la Trinità — il Cristo in gloria, avvolto dalla luce celeste e accompagnato da angeli, in una messa in scena raggiante caratteristica della prima maniera di Raffaello. Al di sotto, una fila di santi seduti si dispiega ai due lati, in un'ordinanza simmetrica e serena. La tradizione vi riconosce figure legate all'ordine benedettino e camaldolese — tra cui si citano abitualmente san Benedetto, san Romualdo, san Mauro e san Placido —, ma l'identificazione precisa di ciascuno rimane incerta.
Tutto, in questo affresco, tradisce ancora l'impronta del Perugino: la dolcezza dei volti, l'equilibrio pacato della disposizione, la limpidezza dello spazio. Vi si colgono tuttavia le premesse della grande sintesi raffaellesca, quella monumentalità tranquilla e quell'umanità delle espressioni che l'artista porterà di lì a poco a Roma, nelle Stanze Vaticane. L'opera ha sofferto il passare del tempo e il suo stato di conservazione resta fragile, ma rimane una testimonianza preziosa: una delle rare prove murali della giovinezza del pittore.
Il completamento del Perugino
Raffaello non condusse mai l'insieme a termine: la parte inferiore della parete rimase incompiuta. Fu il Perugino, il suo antico maestro, a completarla intorno al 1521, dipingendovi una fila di santi in piedi che fanno eco, nel registro basso, alle figure celesti del suo allievo.
Il fatto è carico di emozione. Nel 1521 Raffaello è morto da un anno — scomparso a Roma nel 1520, a trentasette anni, all'apice di una gloria europea. Il Perugino, invece, è un uomo anziano (si spegnerà nel 1523): maestro invecchiato di una maniera che la nuova generazione giudica ormai superata, viene a portare a compimento l'opera avviata dal fanciullo prodigio che aveva un tempo formato. Lo stile del suo contributo, più arcaizzante, contrasta con lo slancio della parte alta e sottolinea, sulla stessa superficie, il passaggio da una generazione all'altra.
Un'iscrizione latina posta in basso all'affresco ricorda la doppia paternità dell'insieme e l'intervento del Perugino dopo Raffaello; è essa ad avere fissato, per i posteri, il racconto di questa collaborazione a distanza.
Raffaello e il Perugino, maestro e allievo
Il legame tra i due uomini è uno dei più celebri della storia dell'arte. Raffaello si formò nell'orbita peruginesca a cavallo del secolo, assimilando così perfettamente la maniera del suo maestro che gli storici faticano talvolta a distinguere le loro mani nelle opere giovanili. La Trinità e santi appartiene proprio a quel momento in cui l'allievo, ancora impregnato del linguaggio del maestro, comincia ad affrancarsene.
La cappella di San Severo offre così un caso unico: non due dipinti accostati, ma una sola parete condivisa, in cui il maestro completa materialmente ciò che l'allievo aveva iniziato. Il consueto ordine della trasmissione vi risulta rovesciato — è l'anziano a venire a chiudere l'opera del più giovane scomparso —, il che conferisce al luogo una forza quasi testamentaria.
Il significato dell'opera
Modesto nelle dimensioni, l'oratorio di San Severo occupa un posto a sé nel corpus raffaellesco. Conserva l'unico affresco murale del pittore visibile a Perugia e una delle rare vestigia del suo lavoro ad affresco in assoluto, dato che la maggior parte delle sue grandi realizzazioni murali successive si trova a Roma. Per chi segue l'itinerario di Raffaello dall'Umbria fino alla Città Eterna, San Severo costituisce una tappa fondativa.
Al di là del solo nome di Raffaello, il luogo vale come documento sulla scuola peruginesca e sul modo in cui, in pochi anni, la pittura italiana passò dalla grazia serena del Quattrocento al tramonto alla potenza del pieno Rinascimento. Due stili, due età, due destini vi si guardano — su uno stesso lembo di muro.
Cosa vedere assolutamente
- La Trinità in gloria al vertice dell'affresco, cuore della composizione del giovane Raffaello, con il Cristo circondato da angeli nella luce celeste.
- La fila di santi seduti della parte alta, tradizionalmente accostati all'ordine benedettino e camaldolese (san Benedetto, san Romualdo e i loro compagni).
- La parte inferiore dipinta dal Perugino, con santi in piedi di fattura più arcaizzante, da confrontare punto per punto con il registro superiore.
- Il contrasto stilistico tra le due mani su un'unica parete: lo slancio raffaellesco in alto, la dolcezza peruginesca al suo tramonto in basso.
- L'iscrizione latina che, in basso all'affresco, registra la doppia paternità dell'opera e l'intervento postumo del maestro.
- L'intimità del luogo: un piccolo oratorio appartato, sul punto culminante di Perugia, lontanissimo dalla solennità vaticana in cui trionferà di lì a poco Raffaello.
Informazioni pratiche
La Cappella di San Severo si trova nel rione di Porta Sole, sulle alture del centro storico di Perugia (Umbria), a distanza di cammino dai grandi monumenti civili e religiosi della città. L'accesso avviene a piedi per i vicoli in salita della vecchia Perugia; l'oratorio è di dimensioni ridotte e la visita vi è breve, incentrata sull'unica parete dipinta. Per i giorni e le condizioni di apertura, così come per eventuali biglietti cumulativi con altri siti della città, si consiglia di verificare presso i servizi turistici comunali di Perugia prima di recarvisi.
Quiz
1. Chi dipinse la parte superiore dell'affresco della Cappella di San Severo?
- Il Perugino, in gioventù
- Il giovane Raffaello
- Il Pinturicchio
2. Perché la parte inferiore fu completata dal Perugino intorno al 1521?
- Perché Raffaello, morto nel 1520, non aveva potuto terminare l'opera
- Perché Raffaello aveva abbandonato la pittura
- Perché i monaci rifiutavano lo stile di Raffaello
3. A quale ordine religioso era legato il monastero di San Severo?
- Ai Francescani
- Ai Domenicani
- Ai Camaldolesi (riforma benedettina)

