Di fronte a Palazzo Ducale, separata da esso soltanto dalla larghezza della Piazzetta San Marco, la Libreria Marciana contrappone al gotico fiammeggiante del potere dogale la limpida ragione dell'antichità ritrovata. Andrea Palladio, che non era prodigo di lodi, la giudicava l'edificio più ricco eretto dai tempi degli antichi. Quella lunga facciata scandita da arcate, quel coronamento di balaustre e statue, quella lezione di ordine romano posata sul ciglio della laguna: tutto vi proclama l'ambizione di Venezia, darsi in piena Rinascenza una cornice degna dei tesori che accoglie.
Un manifesto di architettura civile
La Serenissima voleva uno scrigno per un lascito prestigioso, e affidò il cantiere a Jacopo Sansovino, fiorentino formatosi a Roma che il sacco del 1527 aveva spinto sulle rive dell'Adriatico. Nominato proto, architetto capo della basilica di San Marco, dal 1537 intraprese la trasformazione del cuore monumentale della città. La Libreria è il fulcro di quel programma, accanto alla Zecca e alla Loggetta ai piedi del campanile.
Qui Sansovino dispiega un vocabolario sapientemente classico. Al piano terra una galleria di arcate d'ordine dorico apre un portico pubblico; al piano nobile un ordine ionico regge ampie serliane, quelle campate in cui un'arcata centrale è affiancata da due architravi, e il tutto si conclude con un fregio traforato e una balaustra popolata di statue. Il gioco delle semicolonne, l'insistenza dei rilievi, il passaggio graduale dall'ombra alla luce secondo l'ora: l'edificio non è una semplice parete, ma un'architettura pensata come scultura, dove ogni aggetto invoca il suo contrario.
Il crollo del 1545
Il cantiere ebbe il suo dramma. Nel 1545 la volta della grande sala crollò. Ritenuto responsabile, Sansovino sarebbe stato brevemente imprigionato e avrebbe dovuto, si racconta, finanziare le riparazioni con denaro proprio. L'incidente, lungi dallo spezzarlo, lo indusse a rivedere la copertura optando per un soffitto piano più sicuro. L'architetto proseguì la sua opera veneziana per altri decenni, ma non vide la Libreria compiuta: alla sua morte la facciata restava incompiuta verso la Piazzetta.
Fu Vincenzo Scamozzi a prolungare, dopo il 1588, l'edificio fino alla Piazzetta e a portarlo a termine, nel sostanziale rispetto dell'impianto del predecessore. Così la Libreria reca il segno di due generazioni di architetti, dallo slancio pieno della Rinascenza al rigore nascente che annuncia il classicismo.
Il lascito del Bessarione
L'anima del luogo precede le pietre. Nel 1468 il cardinale Bessarione, umanista greco passato alla Chiesa latina e tra i massimi collezionisti del suo tempo, legava a Venezia la sua favolosa raccolta di manoscritti. Vi vedeva un rifugio per l'eredità greca, minacciata in Oriente dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, e sceglieva la Serenissima come «un'altra Bisanzio», città marittima e crocevia di mondi. Quelle centinaia di codici greci e latini formano il nucleo fondativo della Biblioteca Nazionale Marciana, oggi tra le più ricche d'Europa.
A lungo quei tesori rimasero mal custoditi. La costruzione di Sansovino offrì loro finalmente una cornice all'altezza, dove il contenitore divenne prezioso quanto il contenuto: il sapere antico meritava un tempio, e Venezia glielo edificò sulla sua piazza più solenne.
Un cantiere per i pittori
L'interno mobilitò la migliore pittura veneziana del secolo. Il soffitto della sala di lettura si orna di una serie di tondi, quei comparti circolari affidati a un consesso di artisti tra cui si citano Tiziano, Veronese, Tintoretto, Andrea Schiavone e Battista Franco. La tradizione vuole che Veronese, giudicato il migliore, sarebbe stato premiato con una collana d'oro; l'aneddoto, spesso ripetuto, dice l'emulazione che regnava in quel cantiere d'eccezione.
Lo scalone d'onore che conduce alle sale sarebbe decorato con gli stucchi di Alessandro Vittoria, uno dei grandi scultori e stuccatori della Venezia del suo tempo, la cui arte dispiega un repertorio ornamentale di ricchezza esuberante. Pittura, stucco e architettura si rispondono in una medesima esaltazione del sapere, trasformando la lettura in un'esperienza quasi sacra.
Lo Statuario Pubblico
La Libreria fu anche uno dei primi musei pubblici di antichità d'Europa. Vi fu allestito lo Statuario Pubblico, il gabinetto in cui furono conservate le antichità donate dalla famiglia Grimani: marmi, busti e statue antiche che quei patrizi collezionisti offrirono alla Repubblica. La biblioteca diveniva così un luogo totale della cultura umanistica, riunendo sotto uno stesso tetto i testi e le statue, la parola degli antichi e la loro immagine.
Va però ricordato che le raccolte hanno conosciuto molti spostamenti nel corso dei secoli. Una parte delle antichità e delle opere un tempo qui riunite si trova oggi distribuita nei musei di piazza San Marco, in particolare al Museo Archeologico Nazionale, mentre gli apparati monumentali, soffitti e stucchi rimangono in sito. Il visitatore di oggi scopre dunque un insieme in parte ricomposto, il cui scrigno architettonico e pittorico è però rimasto fedele allo spirito del Cinquecento.
Cosa vedere assolutamente
- La facciata sulla Piazzetta : arcate doriche al piano terra, serliane ioniche al piano nobile, fregio traforato e coronamento di statue, uno dei vertici dell'architettura civile del Rinascimento.
- Il soffitto della sala di lettura : la serie di tondi dipinti, attribuiti a Tiziano, Veronese, Tintoretto e ai loro pari, autentica galleria della pittura veneziana al suo apice.
- Lo scalone monumentale : gli stucchi, che la tradizione riconduce ad Alessandro Vittoria, orchestrano un'ascesa in gloria verso le sale.
- I manoscritti del Bessarione : il nucleo greco della Marciana, presentato a rotazione nelle mostre, cuore storico dell'istituzione.
- Il dialogo con Palazzo Ducale : dalla Piazzetta, cogliere la voluta contrapposizione tra il gotico del potere e il classicismo del sapere.
Informazioni pratiche
La Libreria Marciana si visita nell'ambito del percorso dei musei di piazza San Marco, di norma in collegamento con il Museo Correr, il Museo Archeologico Nazionale e le sale monumentali che comunicano tra loro al primo piano. L'accesso avviene generalmente attraverso il Museo Correr, in piazza San Marco. La Biblioteca Nazionale Marciana resta peraltro una biblioteca di ricerca in attività, distinta dal percorso museale. Orari, tariffe e condizioni d'accesso vanno verificati presso le istituzioni interessate prima della visita, poiché variano secondo le stagioni e la programmazione. Un biglietto cumulativo copre di solito più sedi della piazza; informatevi sulle formule in vigore.
Quiz
1. Quale architetto avviò la Libreria Marciana nel 1537?
- Jacopo Sansovino
- Andrea Palladio
- Baldassare Longhena
2. A chi si deve il lascito di manoscritti greci che forma il nucleo della collezione?
- Il cardinale Bessarione
- Il doge Francesco Foscari
- Petrarca
3. Che cosa accadde alla volta della grande sala nel 1545?
- Crollò, costando a Sansovino un breve arresto
- Fu dipinta da Veronese
- Fu dorata a foglia

