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Rinascimento italiano

Santa Maria Novella, la grande nave domenicana di Firenze

Florence

Santa Maria Novella, la grande nave domenicana di Firenze

Di fronte alla stazione che ne porta il nome, Santa Maria Novella innalza la sua facciata di marmo verde e bianco come un manifesto. Ci si entra per la bellezza di una chiesa gotica dalle volte slanciate e ci si ferma per una delle più intense concentrazioni di capolavori di tutta la Toscana. Qui un frate pittore ha inventato la prospettiva moderna, un architetto umanista ha riconciliato Medioevo e Antichità, e le grandi famiglie mercantili hanno fatto dipingere i propri volti sulle pareti sacre. Santa Maria Novella non è soltanto una basilica: è un compendio della storia dell'arte fiorentina, dal Trecento al pieno Rinascimento.

La chiesa domenicana e la facciata dell'Alberti

L'ordine dei Domenicani si insedia in questo luogo nel Duecento, sui resti di un oratorio più antico: da qui il nome di Santa Maria «Novella», la nuova. La costruzione dell'ampia chiesa gotica si estende lungo il Duecento e il Trecento. All'interno, la navata si apre su alte arcate a sesto acuto la cui distanza si restringe con sottigliezza verso il coro, accentuando il senso di profondità: un raffinato accorgimento ottico ben anteriore ai calcoli del Rinascimento. L'edificio era concepito come una vasta chiesa di predicazione, capace di accogliere le folle venute ad ascoltare i predicatori domenicani.

È la facciata a far entrare l'insieme nella storia del Rinascimento. La parte inferiore, in marmo policromo con arcate gotiche, esisteva già quando il ricco mercante Giovanni Rucellai commissiona a Leon Battista Alberti di completare l'opera. Tra il 1456 e il 1470 l'Alberti compone una facciata che non cancella il gotico preesistente ma lo assorbe in un sistema di proporzioni umanistiche, regolato da semplici rapporti geometrici. Corona il tutto con un frontone all'antica e, soprattutto, inventa — per raccordare il corpo centrale più alto alle navate laterali più basse — due grandi volute ai lati: una soluzione di tale eleganza da fare scuola in tutta l'architettura religiosa dei secoli successivi. Lungo il fregio corre l'iscrizione a gloria del committente, datata in cifre romane, mentre gli emblemi dei Rucellai (la vela gonfiata dal vento della Fortuna) costellano la decorazione. Marmo bianco, verde di Prato e serpentino compongono una geometria luminosa che resta una delle vette della facciata rinascimentale.

La Trinità di Masaccio: la nascita della prospettiva

Sulla parete della navata sinistra si trova l'opera che, da sola, giustificherebbe la visita: la Trinità di Masaccio, affresco dipinto verso il 1427 (datazione da confermare, aVerifier). È uno dei primissimi capolavori dellaprospettiva lineare applicata alla pittura. Masaccio simula, su una parete piatta, una profonda cappella con volta a botte cassettonata, incorniciata da colonne e paraste all'antica: un'architettura dipinta costruita con tale rigore da sembrare scavare il muro.

In questo spazio illusionistico si ordina la Trinità: Dio Padre sostiene la croce del Cristo, la colomba dello Spirito tra loro, la Vergine e san Giovanni ai due lati. Ai piedi della scena, inginocchiati all'ingresso della cappella finta, i due donatori. E più in basso ancora, sotto un sarcofago dipinto, uno scheletro reca l'iscrizione implacabile: ciò che voi siete io fui, ciò che io sono voi sarete. Questo memento mori trasforma l'affresco in una meditazione sulla salvezza, dove la nuova padronanza dello spazio è al servizio di una vertigine spirituale. Gli storici vi riconoscono l'atto di nascita dello spazio pittorico moderno, forse elaborato con l'apporto degli studi di Brunelleschi sulla prospettiva. La collocazione precisa e la storia degli spostamenti dell'opera nel corso dei secoli sono da verificare (aVerifier).

Il coro Tornabuoni del Ghirlandaio; altre cappelle

Dietro l'altare maggiore, la cappella maggiore, detta Cappella Tornabuoni, offre uno dei più sontuosi cicli di affreschi di Firenze. Commissionato dal banchiere Giovanni Tornabuoni, viene eseguito da Domenico Ghirlandaio e dalla sua bottega tra il 1485 e il 1490. Sulle pareti si dispiegano le Storie della Verginee disan Giovanni Battista, ma trasposte nell'ambiente e nei costumi della Firenze contemporanea: palazzi, interni borghesi, scaloni d'apparato. Il Ghirlandaio vi inserisce una galleria di ritratti dell'alta società fiorentina, dame della famiglia Tornabuoni in corteo, umanisti e notabili mescolati alle scene sacre. Questo gusto del dettaglio vero e del ritratto fa del ciclo un documento incomparabile sulla vita fiorentina del Quattrocento — e nella bottega lavorava allora, si dice, un giovanissimo apprendista di nome Michelangelo.

La chiesa custodisce molti altri tesori. Nella cappella Gondi, presso il coro, si conserva il Crocifisso ligneo di Brunelleschi, celebre risposta — secondo la tradizione riferita dal Vasari — al crocifisso di Donatello a Santa Croce, giudicato troppo rustico (attribuzione e collocazione esatta da confermare, aVerifier). La Cappella Strozzi di Mantova, in fondo al transetto, conserva gli affreschi di Filippino Lippi dedicati ai santi Filippo e Giovanni Evangelista, di un'inventiva decorativa febbrile e già manierista. Vi si ammira anche il grande Crocifisso dipinto di Giotto, sospeso nella navata, opera giovanile del maestro che aprì la pittura italiana alla terza dimensione. Infine, oltre la chiesa, il complesso conventuale riserva la Cappella Strozzi con gli affreschi dell'Inferno ispirati a Dante, il Cappellone degli Spagnoli coperto da un vasto programma allegorico domenicano, e i chiostri — tra cui il Chiostro Verde, così chiamato per gli affreschi a monocromo di terra verde di Paolo Uccello che illustrano la Genesi.

Cosa vedere assolutamente

  • La facciata dell'Alberti: le sue proporzioni umanistiche, le volute fondative e l'iscrizione dei Rucellai.
  • La Trinità di Masaccio: la prima grande prospettiva dipinta e il suo scheletro memento mori.
  • Il coro Tornabuoni del Ghirlandaio: le Storie della Vergine e del Battista popolate di ritratti fiorentini.
  • La Cappella Strozzi di Mantova di Filippino Lippi e il Crocifisso di Giotto nella navata.
  • I chiostri e il Chiostro Verde di Paolo Uccello, oltre al Cappellone degli Spagnoli.

Informazioni pratiche

Santa Maria Novella si trova a pochi passi dalla stazione centrale di Firenze, sulla piazza omonima. L'accesso alla chiesa e al museo conventuale è a pagamento, con biglietteria di norma situata sul fianco dell'edificio. Gli orari variano a seconda della stagione e delle funzioni religiose: si consiglia di consultare il sito ufficiale smn.it prima della visita. È richiesto un abbigliamento decoroso, come in ogni luogo di culto. Conviene riservare del tempo ai chiostri, spesso trascurati benché siano tra i più belli della città.

Quiz

  1. Chi ha completato la facciata marmorea di Santa Maria Novella tra il 1456 e il 1470? Leon Battista Alberti, su commissione di Giovanni Rucellai.
  2. Quale innovazione artistica fondamentale illustra la Trinità di Masaccio? La prospettiva lineare, con un'architettura finta in trompe-l'œil.
  3. Quale pittore ha affrescato il coro (Cappella Tornabuoni) tra il 1485 e il 1490? Domenico Ghirlandaio e la sua bottega.