Poche città custodiscono il Rinascimento fiorentino come San Lorenzo. Chiesa dei Medici, fu il cantiere in cui Filippo Brunelleschi mise a punto un linguaggio architettonico del tutto nuovo, in cui Donatello lavorò il bronzo, in cui Michelangelo disegnò una facciata rimasta soltanto sulla carta e scolpì tombe divenute vertici assoluti dell'arte occidentale. Sotto uno stesso tetto, o quasi, si incrociano tre generazioni di geni e due secoli di mecenatismo dinastico. Oggi la visita si sdoppia: da una parte la basilica, dall'altra le celebri Cappelle Medicee, gestite come museo autonomo.
La chiesa dei Medici: Brunelleschi e la Sagrestia Vecchia
San Lorenzo è tra le chiese più antiche di Firenze, attestata fin dai primi secoli cristiani. L'edificio che ammiriamo oggi è però una ricostruzione avviata dal 1419 e affidata a Filippo Brunelleschi, resa possibile dal sostegno finanziario dei Medici, la cui fortuna bancaria stava allora imponendosi sulla città. Qui l'architetto dispiega un vocabolario radicalmente inedito, maturato dopo l'impresa della cupola del Duomo.
L'impianto basilicale poggia su una trama di moduli regolari: la navata centrale, scandita da colonne corinzie, si compone di una successione di campate quadrate le cui proporzioni derivano da un'unità di misura ripetuta. Questa razionalità matematica conferisce allo spazio una chiarezza e una quiete fino ad allora sconosciute. Altrettanto fondativa è la scelta decorativa: la pietra serena, la grigia e fredda pietra toscana, disegna le linee di forza — lesene, archi, cornici — su un intonaco bianco uniforme. Quel contrasto bicromo, sobrio e luminoso, diventerà la cifra stessa dell'architettura fiorentina del Rinascimento.
All'estremità del transetto sinistro si apre la Sagrestia Vecchia, uno dei primi ambienti pienamente rinascimentali mai costruiti. Innalzata da Brunelleschi negli anni Venti del Quattrocento, è un cubo sormontato da una cupola a spicchi nervati, di una purezza geometrica sorprendente, dove ritorna la dialettica del grigio e del bianco. Brunelleschi ne ideò l'architettura; Donatello ne curò gran parte dell'apparato scultoreo: tondi in stucco policromo alloggiati nei pennacchi e nelle lunette, e le celebri porte bronzee con apostoli e martiri che dialogano con una vivacità del tutto nuova. La collaborazione non fu priva di attriti tra i due, ma sancì l'alleanza fra architettura e scultura al servizio di un medesimo ideale. (La ripartizione esatta degli interventi di Donatello resta da precisare — vedi aVerifier.)
La facciata mancante di Michelangelo
Chi giunge in piazza non può non notare un dettaglio spiazzante: la facciata di San Lorenzo è rimasta grezza, un muro di pietra nuda privo di rivestimento marmoreo. Non è una dimenticanza, ma uno dei grandi appuntamenti mancati della storia dell'arte.
Nel 1516 papa Leone X — un Medici — incaricò Michelangelo di progettare la facciata e di farne, secondo le parole del tempo, uno specchio dell'Italia intera. L'artista disegnò un progetto ambizioso, che intrecciava architettura e statuaria in una composizione monumentale, e si impegnò perfino nell'apertura delle cave per procurarsi il marmo. Il cantiere, minato dalle difficoltà di approvvigionamento, dai costi e dai rovesci politici, fu infine abbandonato e il contratto sciolto. La facciata non venne mai eseguita. La pietra viva che vediamo oggi testimonia quell'opera rimasta sulla carta, i cui disegni e progetti alimentano ancora l'immaginazione degli studiosi.
La Sagrestia Nuova: le tombe di Michelangelo
Se la facciata gli sfuggì, Michelangelo lasciò a San Lorenzo un capolavoro assoluto: la Sagrestia Nuova, concepita come pendant simmetrico della Sagrestia Vecchia, sul lato opposto del transetto. Commissionata dai Medici a partire dal 1521 e lavorata fino a circa il 1534, costituisce il primo nucleo delle Cappelle Medicee, il mausoleo della dinastia. (Datazioni da confermare — vedi aVerifier.)
Qui Michelangelo agisce insieme da architetto e da scultore. Riprendendo la trama grigio-bianca di Brunelleschi, la piega e la drammatizza: nicchie cieche, timpani spezzati, tensioni inedite che preannunciano il manierismo. Contro le pareti si ergono le due tombe ducali, quella di Lorenzo, duca di Urbino, e quella di Giuliano, duca di Nemours — due Medici morti giovani, la cui fama deve tutto allo scalpello del maestro. (Identità precisa dei defunti da verificare — vedi aVerifier.)
Ogni sepolcro presenta il duca idealizzato, in armatura all'antica, che domina due figure distese sulle volute del sarcofago: le allegorie del tempo. Sull'una, il Giornoela Notte; sull'altra, l'Auroraeil Crepuscolo. Quei corpi possenti, come colti fra la veglia e il sonno, incarnano il fuggire delle ore e la malinconia della morte — la Notte, in particolare, è tra le sculture più commentate del Rinascimento. Di fronte all'altare, la Madonna Medici (Madonna col Bambino), incompiuta eppure struggente, veglia sulla tomba comune dei due Magnifici, Lorenzo il Magnifico e Giuliano. L'insieme è una meditazione in marmo sul tempo, sul potere e sulla salvezza.
La Cappella dei Principi; la Biblioteca Laurenziana
Il secondo nucleo delle Cappelle Medicee cambia registro in modo radicale. La Cappella dei Principi è un'immensa rotonda ottagonale concepita come mausoleo di rappresentanza dei granduchi di Toscana. Avviata nel XVII secolo (da segnalare: posteriore al Rinascimento), abbaglia con il suo rivestimento in pietre dure — marmi rari, diaspri, porfidi, lapislazzuli, madreperla — composte in una tarsia sontuosa uscita dalle botteghe granducali. È il fasto barocco che risponde, a pochi metri di distanza, al rigore di Michelangelo: due volti dello stesso orgoglio dinastico.
In disparte, nel chiostro attiguo, si trova un altro gioiello firmato da Michelangelo: la Biblioteca Medicea Laurenziana. Il celebre vestibolo, con la sua scalinata dal movimento quasi liquido che sembra traboccare nello spazio, e la sala di lettura dalle linee tese figurano tra le creazioni più audaci dell'architettura manierista. La biblioteca conserva un fondo eccezionale di manoscritti raccolti dai Medici.
Cosa vedere assolutamente
- La navata di Brunelleschi, con il ritmo delle campate in pietra serena su intonaco bianco: un manifesto del Rinascimento.
- La Sagrestia Vecchia di Brunelleschi e il suo apparato di Donatello (tondi, porte bronzee).
- Le tombe ducali della Sagrestia Nuova e le allegorie del Giorno, della Notte, dell'Aurorae delCrepuscolo di Michelangelo.
- La Cappella dei Principi e il suo rivestimento di pietre dure multicolori.
- La scalinata del vestibolo della Biblioteca Laurenziana, capolavoro manierista.
Informazioni pratiche
Il complesso si visita con due biglietti distinti: da un lato la basilica di San Lorenzo (con la Sagrestia Vecchia), dall'altro le Cappelle Medicee — Sagrestia Nuova e Cappella dei Principi — che afferiscono ai musei statali (Musei del Bargello). La Biblioteca Laurenziana, accessibile dal chiostro, segue un proprio calendario di apertura, spesso legato alle mostre. Poiché orari, tariffe e giorni di chiusura possono variare, conviene verificarli prima della visita sui siti ufficiali. Il complesso sorge nel cuore di Firenze, a pochi passi dal Duomo.
Quiz
- Quale architetto ricostruì San Lorenzo a partire dal 1419? Filippo Brunelleschi
- Come si chiamano le quattro allegorie del tempo scolpite da Michelangelo sulle tombe ducali? Il Giorno, la Notte, l'Aurora e il Crepuscolo
- Perché la facciata di San Lorenzo è rimasta in pietra grezza? Perché il progetto di Michelangelo, commissionato da Leone X, non fu mai realizzato

