A sud di Perugia, lontano dal fermento del Corso Vannucci e oltrepassata la porta San Pietro, si erge una delle chiese più sontuose dell'Umbria. La basilica di San Pietro, cuore di un'abbazia benedettina millenaria, cela dietro una facciata e un chiostro d'aspetto sobrio un interno di una densità decorativa quasi stordente: soffitto a cassettoni dorato, colonne di marmo antico, tele tenebrose che corrono al di sopra delle arcate. In questo accumulo, l'occhio esperto districa più strati. Il più prestigioso per l'atlante Rinascimento si riassume in due punti: uno straordinario coro ligneo intarsiato, eseguito allo scadere del Quattrocento e sull'inizio del Cinquecento e spesso ritenuto uno dei più belli d'Italia, e un insieme di dipinti che gravita attorno alla figura del Perugino, il maestro locale la cui arte irradiò su tutta la regione. Comprendere San Pietro significa imparare a leggere questi strati successivi senza confonderli.
L'abbazia benedettina
La fondazione dell'abbazia risalirebbe ai primissimi secoli cristiani, essendovisi stabilito durevolmente un monastero benedettino nell'alto Medioevo. Il sito sarebbe stato un centro religioso maggiore di Perugia, dotato di vasti beni fondiari e di un ruolo spirituale di primo piano. L'edificio che si percorre oggi conserva, nella sua struttura basilicale a tre navate separate da colonne antiche di reimpiego, la memoria di queste origini medievali. Ma l'abbazia non cessò di abbellirsi, e fu in età moderna che assunse l'aspetto di uno scrigno. La comunità monastica, ricca e colta, commissionò e accumulò nel corso dei secoli dipinti, marmi, boiserie e oreficerie, facendo della chiesa un vero e proprio museo vivente. Il vasto complesso abbaziale, con i suoi chiostri e i suoi giardini, prolunga ancora oggi la chiesa e ricorda che qui si penetra in un luogo di vita comunitaria tanto quanto di culto, il che spiega la profusione e la coerenza della sua decorazione.
Il coro ligneo (coro ligneo)
Il gioiello rinascimentale di San Pietro è il suo coro ligneo, o coro ligneo, disposto dietro l'altare maggiore. Realizzato all'inizio del Cinquecento, questo insieme di stalli intarsiati figura tra i vertici dell'arte dell'intarsia italiana, quella tecnica di impiallacciatura di legni di colori ed essenze varie assemblati per comporre immagini. La tradizione riconduce questo lavoro a maestri intarsiatori attivi nella regione, tra i quali sarebbero citati Bernardino Antonibi e Stefano Zambelli, mentre si evoca anche il progetto o l'intervento di Fra Damiano da Bergamo, domenicano divenuto uno dei grandi riferimenti europei della tarsia del Rinascimento. Queste attribuzioni e queste datazioni devono essere maneggiate con prudenza, ma l'eccellenza dell'opera, quella, non è in discussione. I pannelli dispiegano prospettive architettoniche in trompe-l'œil, paesaggi, nature morte di legno assemblato e motivi ornamentali di una virtuosità sbalorditiva, dove il gioco delle venature e delle tinte naturali del legno simula la profondità e la luce. Il coro reca anche una porta che dà su una loggia aperta sulla campagna, prolungamento raffinato che fonde l'illusione pittorica del legno al paesaggio reale. Questo dialogo tra l'arte e la natura riassume lo spirito del Rinascimento umbro.
Il Perugino e la pittura rinascimentale
Impossibile evocare la pittura rinascimentale di Perugia senza nominare Pietro Vannucci, detto il Perugino, il cui nome si confonde con quello della città e che fu il maestro della bottega in cui si formò il giovane Raffaello. San Pietro conserverebbe più opere legate a questo artista e alla sua scuola, a testimonianza della diffusione del suo stile: composizioni equilibrate, figure dai volti dolci e pensosi, paesaggi aerei e lontananze bluastre che ne furono la firma. Attorno a questi pezzi gravitano altri dipinti attribuiti ad artisti del Rinascimento e ai loro eredi manieristi, di cui si citano talvolta nomi legati alla cerchia di Vasari o a pittori veneziani come l'Aliense, attivi nella decorazione delle grandi tele della navata. Queste attribuzioni restano da considerare al condizionale e meritano la verifica degli inventari, ma dicono la ricchezza di un insieme in cui più generazioni di artisti hanno lavorato. La sacrestia, in particolare, avrebbe ospitato pannelli di piccolo formato di grande finezza. La basilica offre così una sintesi della scuola umbra, dal grande Perugino ai suoi continuatori, in un medesimo luogo.
Strati medievale e barocco da distinguere
Lo splendore di San Pietro sta nella sua sovrapposizione, ma questa può disorientare il visitatore frettoloso. Sotto la decorazione lussureggiante sussiste un edificio di origine medievale, paleocristiana e poi romanica, leggibile nella pianta basilicale e nelle colonne antiche di reimpiego. All'inverso, gran parte dell'ornamentazione attuale appartiene alla decorazione moderna posteriore al Rinascimento: soffitti dorati, grandi cicli di tele, altari e stucchi appartengono spesso allo spirito del tardo Cinquecento e soprattutto all'età barocca, che ricoprì e arricchì l'insieme. Il campanile slanciato, riferimento maggiore della sagoma di Perugia, appartiene invece al vocabolario gotico e non al Rinascimento. Per l'appassionato, l'esercizio consiste dunque nell'isolare mentalmente lo strato propriamente rinascimentale — il coro intarsiato e il nucleo dei dipinti legati al Perugino — dal suo scrigno medievale e dalla sua veste barocca.
Portata
San Pietro incarna il modo umbro di attraversare il Rinascimento: non per rottura, ma per il paziente arricchimento di un luogo antico. L'abbazia offre uno dei rari insiemi in cui il visitatore può misurare, in un medesimo volume, la continuità di una cultura monastica e la raffinatezza di un'arte di corte applicata al sacro. Il coro intarsiato vi dialoga a distanza con i grandi cori d'intarsia dell'Italia settentrionale, e la presenza del Perugino ancora l'edificio nella geografia mentale di una scuola che vide nascere Raffaello. Comprendere San Pietro significa cogliere come Perugia, città d'arte, abbia saputo fare di un'abbazia un tesoro.
Cosa vedere assolutamente
- Il coro ligneo intarsiato di inizio Cinquecento, le sue prospettive e nature morte di legno assemblato.
- La porta del coro che si apre sulla loggia e sulla campagna, dialogo tra illusione e paesaggio reale.
- Le opere legate al Perugino e alla sua scuola, firme della dolcezza umbra.
- La navata dalle colonne di marmo antico di reimpiego, memoria dell'edificio medievale.
- Il soffitto dorato e i grandi cicli di tele che corrono al di sopra delle arcate.
- Il campanile gotico, riferimento slanciato nella sagoma della città.
Informazioni pratiche
San Pietro è anzitutto un luogo di culto e una comunità monastica in attività: l'accesso avviene nel rispetto delle funzioni e del silenzio. Gli orari di apertura e le condizioni di visita del coro o della sacrestia possono variare a seconda della vita liturgica e delle stagioni; è prudente informarsi sul posto o presso le fonti ufficiali prima di recarvisi. È attesa una tenuta decorosa. Il complesso abbaziale è adiacente a giardini aperti al pubblico.
Quiz
Quale elemento rinascimentale di San Pietro è ritenuto uno dei più belli d'Italia ? Il coro ligneo intarsiato (coro ligneo) di inizio Cinquecento.
Quale grande maestro umbro, formatore di Raffaello, è associato ai dipinti della chiesa ? Il Perugino (Pietro Vannucci).
A quale stile appartiene il campanile, da distinguere dallo strato rinascimentale ? Al gotico.

