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Rinascimento italiano

La Basilica di San Bernardino a L'Aquila

L'Aquila

La Basilica di San Bernardino a L'Aquila

Sulle alture di L'Aquila, addossata a un'ampia scalinata che la solleva al di sopra della città, la basilica di San Bernardino oppone al viaggiatore una facciata di una regolarità quasi astratta, tre registri di colonne sovrapposti secondo la grammatica antica. Dietro questa pelle sapiente vegliano due memorie: quella di un predicatore francescano morto nella città nel 1444, e quella di uno scultore locale che fece della terracotta uno strumento di gloria funebre. L'edificio condensa così, in un solo luogo, l'ambizione del Rinascimento abruzzese — una provincia che, lontano da Firenze o da Roma, seppe darsi i propri maestri e le proprie forme. Bisogna tuttavia imparare a leggervi delle stratificazioni: il Rinascimento della facciata e dei sepolcri, poi la doratura barocca del XVIII secolo, venuta a lenire le ferite di un terremoto.

L'Aquila e san Bernardino

L'Aquila, nata nel XIII secolo dalla federazione di numerosi villaggi del contado, si volle fin dall'origine una città di crocevia tra il regno di Napoli e lo Stato pontificio. Nel XV secolo è una città prospera, attiva nel commercio dello zafferano e della lana, dotata di un tessuto religioso denso in cui gli ordini mendicanti occupano un posto centrale. È lì che Bernardino da Siena, francescano dell'Osservanza, predicatore itinerante tra i più ascoltati del suo tempo, venne a morire il 20 maggio 1444, mentre raggiungeva la città per predicarvi la riconciliazione tra fazioni rivali.

La sua morte a L'Aquila fece della città la custode di una reliquia di primo ordine. La canonizzazione, pronunciata già nel 1450 da Niccolò V — un intervallo di tempo notevolmente breve —, trasformò il culto locale in un affare di prestigio civico. La città decise di innalzare, a partire dal 1454 circa, un vasto santuario degno di accogliere il corpo del santo. La costruzione, condotta lungo circa due decenni fino al 1472 circa, dotò L'Aquila di un edificio di grande ampiezza, destinato a diventare uno dei focolai della pietà francescana dell'Italia centrale. Le spoglie del santo vi furono solennemente traslate, e il pellegrinaggio alla sua tomba radicò durevolmente la basilica nella geografia devozionale dell'Abruzzo.

La facciata di Cola dell'Amatrice

Se il corpo della chiesa risale al XV secolo, la sua facciata è un'opera più tarda, ed è essa a fare oggi la celebrità del monumento. La si attribuisce a Cola dell'Amatrice, al secolo Nicola Filotesio, artista poliedrico — pittore, architetto, scultore — originario di Amatrice, ai confini tra l'Abruzzo e il Lazio. La sua realizzazione si collocherebbe nella prima metà del XVI secolo; si avanzano comunemente le date dal 1525 al 1542 circa, essendosi l'impresa probabilmente distribuita su più campagne.

La facciata si legge come una lezione di architettura sapiente. Tre ordini si sovrappongono secondo la gerarchia canonica ereditata dall'Antichità e teorizzata dai trattati umanistici: il dorico in basso, lo ionico al livello mediano, il corinzio in sommità. Ogni registro si articola in campate regolari scandite da colonne addossate, nicchie e portali incorniciati. L'insieme traduce una cultura architettonica nutrita di Vitruvio e degli esempi romani, trasposta con un rigore che sfiora la dimostrazione teorica. Il classicismo di Cola dell'Amatrice, sobrio e strutturato, rompe nettamente con i partiti gotici ancora vivaci nella regione, e iscrive L'Aquila nel vocabolario del Rinascimento maturo.

Questa facciata ha considerevolmente sofferto per i sismi che costellano la storia della città; i terremoti l'hanno danneggiata a più riprese, imponendo rilievi e ricostruzioni. La sua leggibilità attuale è dunque il frutto di restauri successivi, di cui conviene serbare memoria quando se ne ammira l'ordinamento.

Il mausoleo di san Bernardino e Silvestro dell'Aquila

All'interno, il tesoro della chiesa è il mausoleo di san Bernardino, opera dello scultore locale Silvestro dell'Aquila, al secolo Silvestro di Giacomo (talvolta detto Silvestro Ariscola). Formatosi in una cultura aperta alle innovazioni toscane, in particolare all'esempio di un Andrea Bregno o delle botteghe romane, Silvestro fu la grande figura della scultura aquilana della fine del XV secolo. Il monumento, in terracotta policroma, sarebbe stato compiuto sul volgere del 1500 — si colloca generalmente il cantiere della sua attività per la basilica tra il 1489 e il 1505 circa.

Il mausoleo si presenta come un'architettura in miniatura, un'edicola riccamente ornata dove rilievi narrativi e figure si dispiegano attorno al sarcofago del santo. La terracotta, materiale che le botteghe dell'Italia centrale portarono allora a un alto grado di raffinatezza, permette una modanatura fine e una policromia sfolgorante, a metà strada tra la scultura monumentale e l'oreficeria. L'insieme illustra il modo in cui un centro provinciale poté produrre, senza dipendere servilmente dai grandi focolai, un'opera di ambizione pienamente rinascimentale.

Il sepolcro di Maria Pereira Camponeschi

A Silvestro dell'Aquila spetta anche il sepolcro di Maria Pereira Camponeschi, spesso ritenuto uno dei vertici della scultura funeraria del Rinascimento italiano. Commemora una giovane donna dell'aristocrazia locale — la famiglia Camponeschi era tra le più potenti della città — e vi si associa generalmente la figura di una bambina, Beatrice, in una composizione di notevole delicatezza.

Il sepolcro seduce per la finezza del lavoro del marmo, la dolcezza dei volti e la sapienza della composizione, dove l'influenza dei monumenti funerari romani contemporanei si legge nella disposizione delle figure distese e degli ornamenti all'antica. La sensibilità di Silvestro, attenta all'individualità dei tratti e a una certa gravità meditativa, colloca quest'opera al primo posto della statuaria funebre del suo tempo. Essa testimonia la raffinatezza di una committenza privata aristocratica, in dialogo con la grande committenza civica e religiosa del mausoleo vicino.

Le stratificazioni barocche da distinguere

Sarebbe fuorviante percorrere l'interno della basilica cercandovi solo il Rinascimento. Un violento terremoto nel 1703 devastò L'Aquila e danneggiò gravemente l'edificio; la ricostruzione e la ridecorazione che seguirono appartengono pienamente all'estetica barocca del XVIII secolo. È da questa campagna che datano il soffitto dorato a lacunari sontuosi e gran parte della decorazione interna, la cui esuberanza dorata non ha nulla a che vedere con il classicismo spoglio della facciata né con la scultura quattrocentesca.

Questa dualità costituisce tutto l'interesse — e la difficoltà di lettura — del monumento. La facciata di Cola dell'Amatrice e le opere di Silvestro dell'Aquila appartengono al Rinascimento; il fasto dorato della navata appartiene alla ricostruzione post-1703. Distinguere questi strati significa comprendere la storia movimentata di una città regolarmente messa alla prova dalla terra, e che ogni volta rifiuta di lasciar perire il suo grande santuario.

Portata

La basilica di San Bernardino occupa un posto singolare nella carta del Rinascimento italiano: quello di un capolavoro nato lontano dalle capitali dell'arte, in una provincia spesso trascurata dai racconti incentrati sulla Toscana. Essa dimostra la vitalità di un focolaio abruzzese capace di produrre, con Cola dell'Amatrice e Silvestro dell'Aquila, artisti di primo piano e opere di ambizione nazionale. Ricorda anche quanto la storia dell'arte, in queste terre sismiche, sia indissociabile da una storia della resilienza: ogni grande scossa ha riscritto una parte del monumento, sovrapponendo le epoche come altrettante risposte ostinate alla catastrofe.

Cosa vedere assolutamente

  • La facciata di Cola dell'Amatrice e i suoi tre ordini sovrapposti (dorico, ionico, corinzio), lezione di classicismo rinascimentale.
  • Il mausoleo di san Bernardino in terracotta policroma, capolavoro di Silvestro dell'Aquila.
  • Il sepolcro di Maria Pereira Camponeschi, vertice della scultura funeraria della fine del XV secolo.
  • La grande scalinata d'accesso che mette in scena la facciata al di sopra della città.
  • Il soffitto dorato barocco del XVIII secolo, da osservare come una stratificazione distinta dalla decorazione rinascimentale.
  • L'insieme scultoreo attribuito a Silvestro e alla sua bottega, testimone della scuola aquilana.

Informazioni pratiche

La basilica di San Bernardino è anzitutto un luogo di culto attivo: la visita si svolge nel rispetto delle funzioni e del raccoglimento dei fedeli. Sorge nel centro storico di L'Aquila, raggiungibile a piedi dal cuore della città. In seguito al terremoto del 2009, che colpì duramente L'Aquila e il suo patrimonio, l'edificio sarebbe stato oggetto di importanti campagne di restauro e di consolidamento; l'accesso ad alcune parti, così come lo stato di presentazione di questa o quella opera, hanno potuto variare nel corso di tali lavori. È dunque prudente verificare localmente le condizioni di apertura e l'avanzamento dei restauri prima di ogni visita. Nessun orario né tariffa viene qui avanzato: queste informazioni competono alla parrocchia e alle autorità del santuario.

Quiz

Quale predicatore francescano, morto a L'Aquila nel 1444, la basilica fu innalzata per onorare? San Bernardino da Siena

A quale artista si attribuisce la facciata rinascimentale a tre ordini sovrapposti? Cola dell'Amatrice (Nicola Filotesio)

Quale scultore locale realizzò il mausoleo del santo e il sepolcro di Maria Pereira Camponeschi? Silvestro dell'Aquila (Silvestro di Giacomo)