L'Appartamento Borgia è l'insieme di sale che papa Alessandro VI, il valenzano Rodrigo Borgia, fece allestire a proprio uso privato al primo piano del palazzo pontificio vaticano, nei mesi che seguirono la sua elezione del 1492. In meno di tre anni, una squadra guidata dal pittore umbro Pinturicchio vi realizzò una delle decorazioni più sontuose e più spiazzanti del tardo Quattrocento: un intreccio di ori, di stucchi a rilievo, di grottesche e di emblemi dinastici, in cui il messaggio cristiano convive, in modo del tutto inedito, con miti provenienti dall'antico Egitto. A lungo trascurato e poi riaperto al pubblico alla fine dell'Ottocento, il complesso è oggi parte integrante del grande percorso dei Musei Vaticani.
Alessandro VI Borgia e la sua residenza
Rodrigo Borgia, eletto papa l'11 agosto 1492 con il nome di Alessandro VI, apparteneva a quella famiglia di origine spagnola — i Borja di Valencia — che aveva già dato un pontefice, suo zio Callisto III. Figura controversa come poche, mecenate fastoso e abile stratega politico, Alessandro VI volle fare dei propri appartamenti privati una dimostrazione di magnificenza e insieme un'affermazione della propria casata. Scelse di occupare un'infilata di sale collocate, a quanto pare, proprio sotto le future Stanze di Raffaello, che sarebbero state decorate una generazione più tardi per Giulio II — il quale, per avversione verso il predecessore, preferì appunto stabilirsi al piano superiore piuttosto che abitare gli ambienti segnati dal nome tanto odiato dei Borgia.
L'appartamento si compone, secondo lo schema consueto, di più sale che la tradizione designa oggi con i temi dei loro affreschi: la Sala delle Sibille, la Sala del Credo, la Sala delle Arti Liberali, la Sala dei Santi, la Sala dei Misteri della Fede, cui si aggiungono ambienti appartenenti all'ala più antica del palazzo. Ovunque lo sguardo è catturato da una profusione decorativa: soffitti a cassettoni dorati, volte ricoperte di girali, di figure grottesche ispirate all'antichità riscoperta e, soprattutto, dalla ripetizione ossessiva di armi e imprese dei Borgia. Il bue, o toro, arma araldica della famiglia, ricorre instancabilmente in stucco dorato, così come la doppia corona e le fiamme. Questo linguaggio emblematico trasforma la decorazione in un manifesto di gloria dinastica non meno che in un ciclo religioso.
Il Pinturicchio e la sua bottega
Il regista di questo insieme è Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (1454 circa – 1513), umbro formatosi nell'orbita del Perugino (Pietro Vannucci) ed esperto dei grandi cantieri romani: aveva già lavorato alla Cappella Sistina negli anni Ottanta del Quattrocento. Alessandro VI gli affidò la decorazione intorno al 1492-1494. Come è d'uso per un cantiere di tale ampiezza condotto in un tempo assai breve, il Pinturicchio si avvalse di una bottega numerosa, e la critica concorda nel distinguere, sala per sala, la mano del maestro da quella dei collaboratori — sebbene la parte esatta spettante a ciascuno resti discussa.
Qui l'arte del Pinturicchio dà pienamente la propria misura: senso del racconto chiaro e affollato, gusto per il dettaglio prezioso, per le stoffe ricamate, per i paesaggi minuti punteggiati di piccole architetture. Egli fece un uso notevole delle lumeggiature d'oro e degli stucchi a rilievo applicati sull'affresco, tecnica che conferisce alle aureole, alle corone e agli ornamenti un rilievo scintillante e una consistenza quasi di oreficeria. Questa scelta decorativa, giudicata eccessiva da alcuni critici dei secoli successivi che vi lessero un sovraccarico, torna oggi a sedurre per il virtuosismo e l'inventiva ornamentale.
La Sala dei Santi e l'iconografia Borgia
La Sala dei Santi passa per il capolavoro dell'intero appartamento. È ornata di più episodi agiografici, tra cui la celebre Disputa di santa Caterina d'Alessandria: la santa, davanti a un arco di trionfo all'antica, confonde con la sua eloquenza i filosofi convocati dall'imperatore Massenzio. La scena è tradizionalmente letta come una galleria di ritratti mascherati della corte borgiana. Vi si è proposto di riconoscere, con prudenza, alcuni membri dell'entourage pontificio; il volto stesso di santa Caterina è stato talvolta accostato a quello di Lucrezia Borgia, figlia del papa, e in un cavaliere o in qualche personaggio si sono voluti scorgere i tratti di Cesare Borgia. Queste identificazioni, suggestive e spesso ripetute, restano tuttavia ipotesi e vanno maneggiate con riserbo: nulla le documenta con certezza.
L'iconografia della sala è tanto più affascinante in quanto, al sommo dell'arco di trionfo, campeggia il bue dei Borgia e il programma intreccia al registro cristiano riferimenti egizi. La volta sviluppa infatti il mito di Iside e Osiride e il culto del toro Api, verosimilmente per lusingare, con un gioco erudito, l'animale araldico della famiglia e iscriverlo in una genealogia mitica e sacra. Questo sincretismo tra santi cristiani e divinità del Nilo, tipico della cultura umanistica romana appassionata di antichità e di ermetismo, fa dell'appartamento un documento eccezionale sull'immaginario di una corte pontificia del Rinascimento.
La Sala dei Misteri della Fede, dal canto suo, dispiega i grandi episodi del dogma e della vita di Cristo — Annunciazione, Natività, Adorazione, Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Assunzione. Vi si troverebbe, inginocchiato all'interno di una Resurrezione, un ritratto presunto dello stesso Alessandro VI, avvolto in una ricca cappa ricamata: bella immagine di devozione committente, anch'essa proposta dalla tradizione.
Cosa vedere assolutamente
- La Disputa di santa Caterina d'Alessandria nella Sala dei Santi, vertice del ciclo, con il suo arco di trionfo e i presunti ritratti della corte borgiana.
- Il decoro egizio della volta della Sala dei Santi: mito di Iside e Osiride e toro Api, dotta eco all'emblema dei Borgia.
- Gli stucchi dorati a rilievo e le lumeggiature d'oro applicate sull'affresco, firma tecnica del Pinturicchio.
- La Sala dei Misteri della Fede e il ritratto presunto di Alessandro VI in preghiera nella scena della Resurrezione.
- La profusione degli emblemi dinastici (il bue/toro Borgia, fiamme, corone) che corre su volte e lunette.
Informazioni pratiche
L'Appartamento Borgia si visita all'interno del percorso dei Musei Vaticani, di norma nel cammino che conduce verso la Cappella Sistina; si affianca all'itinerario delle Stanze di Raffaello. Le sale ospitano oggi anche una parte della Collezione d'arte religiosa moderna dei Musei Vaticani, la cui presenza contemporanea contrasta con la decorazione quattrocentesca. Biglietteria, giorni e orari di apertura sono da verificare presso i Musei Vaticani, che raccomandano la prenotazione online per evitare l'attesa. Va tenuto presente che l'accesso rientra in un lungo percorso museale, generalmente a senso unico.
Quiz
- Chi diresse la decorazione dell'Appartamento Borgia?
- a) Raffaello
- b) Il Pinturicchio
- c) Il Perugino
- Per quale papa furono allestite queste sale?
- a) Giulio II
- b) Alessandro VI Borgia
- c) Leone X
- Quale emblema araldico ricorre in tutta la decorazione?
- a) Il bue / toro
- b) L'ape
- c) Il giglio

