Arroccata sui pendii boscosi che dominano il borgo di Bagnaia, a pochi chilometri da Viterbo, Villa Lante è considerata uno dei giardini più compiuti di tutto il Rinascimento italiano. Non vi si va tanto per un palazzo — che non c'è, nel senso consueto — quanto per una composizione: una discesa d'acqua sapientemente orchestrata che, dalla sommità ombrosa del parco fino al grande parterre geometrico in basso, mette in scena il passaggio dalla natura selvaggia alla natura ordinata dall'arte. Creata a partire dagli anni 1560 per il cardinale Gianfrancesco Gambara e portata a compimento più tardi sotto il cardinale Alessandro Peretti Montalto, è tradizionalmente ricondotta ai progetti di Jacopo Barozzi da Vignola, detto il Vignola. Il risultato tiene tanto della poesia idraulica quanto dell'architettura: nulla vi è insieme più grave e più ridente.
Il cardinale Gambara e il Vignola
Gianfrancesco Gambara, prelato di alta cultura e governatore ecclesiastico del Patrimonio di San Pietro, avrebbe intrapreso la sistemazione del parco di Bagnaia intorno al 1566, su un dominio già utilizzato come riserva di caccia dai vescovi di Viterbo. L'ideazione d'insieme è attribuita dalla tradizione al Vignola, allora uno degli architetti più ricercati del Lazio, attivo nello stesso periodo su altri grandi cantieri della regione come il Palazzo Farnese di Caprarola. L'attribuzione, in mancanza di documenti pienamente concludenti, rimane prudente: si parla volentieri di un progetto « attribuito al Vignola », la cui esecuzione sarebbe proseguita dopo la morte dell'architetto nel 1573.
Ciò che colpisce, nel partito adottato, è il rovesciamento della gerarchia consueta: qui il giardino comanda, e la dimora vi si piega. Invece di un corpo di fabbrica massiccio che domina i suoi parterre, Gambara fa edificare due piccoli padiglioni — i casini — che incorniciano l'asse centrale senza mai schiacciarlo. L'acqua, captata a monte, diventa la vera spina dorsale della composizione.
I due casini gemelli
Una delle singolarità più commentate di Villa Lante sta in questo sdoppiamento: invece di un solo edificio, due padiglioni quasi identici si fronteggiano ai due lati dell'asse delle fontane. Il primo, detto Casino Gambara, sarebbe stato eretto per il cardinale fondatore; il secondo, il Casino Montalto, fu costruito solo più tardi, sotto il cardinale Montalto, per equilibrare simmetricamente la composizione. La loro somiglianza voluta crea quell'impressione di rigore teatrale che distingue Bagnaia dai giardini in cui è la casa a dominare.
Questa scelta ha una conseguenza estetica maggiore: lo sguardo non è mai fermato da un'unica facciata. Corre lungo l'asse dell'acqua, tra i due padiglioni, come se l'architettura si fosse cancellata per lasciare tutto lo spazio alla messa in scena idraulica. I casini, sobri ed eleganti, custodiscono all'interno decori dipinti di grottesche e paesaggi, nel gusto manierista della seconda metà del Cinquecento.
Il percorso dell'acqua: catena d'acqua, Mensa del Cardinale, fontane
Il cuore di Villa Lante è ciò che gli italiani chiamano il percorso dell'acqua, che scende il pendio in una successione di scene collegate le une alle altre. Tutto comincia in alto, nella parte più selvaggia e boscosa del parco, dove una sorgente zampillante — associata alla Fontana del Diluvio e alla Fontana dei Delfini — raffigura le origini confuse della natura. L'acqua vi si presenta dapprima come forza bruta.
Viene poi disciplinata. La catena d'acqua è senza dubbio il motivo più celebre di Bagnaia: un lungo canale scolpito a forma di gambero ondulante, lungo il quale l'acqua scivola in cascata regolata, incanalata dalla pietra. È il momento in cui la natura comincia a obbedire all'arte. Più in basso, la Fontana dei Giganti (o Fontana dei Fiumi) mostra due figure fluviali distese, personificazioni di fiumi.
Segue allora uno dei dispositivi più seducenti del giardino: la Mensa del Cardinale, lunga tavola di pietra incavata nel mezzo da una scanalatura in cui circolava acqua viva. Vi si rinfrescavano, dice la tradizione, le caraffe di vino e la frutta durante i pasti all'aperto — un raffinamento tipico della villeggiatura cardinalizia. Ancora più in basso, la Fontana dei Lumini (Fontana dei Lumini) allinea le sue vasche digradanti da cui l'acqua stilla in una moltitudine di sottili zampilli, evocando altrettante piccole fiamme liquide.
Il programma iconografico: dalla natura all'arte
Nulla di tutto ciò è decorativo a caso. Villa Lante illustra un programma intellettuale coerente, molto nello spirito umanista del tempo: la discesa lungo l'asse racconta il passaggio progressivo dalla natura selvaggia, indomita, alla natura padroneggiata e abbellita dall'ingegnosità umana. In alto, il bosco, la sorgente, il disordine fecondo; lungo il pendio, l'acqua si lascia incanalare, scolpire, ordinare; in basso, il trionfo della geometria e della simmetria nel grande parterre regolare.
È un'allegoria della civiltà stessa, quella che, partendo dall'età dell'oro primitiva, approda all'ordine del giardino — immagine della cultura, della misura, dell'arte. Questa lettura, largamente accolta, fa di Bagnaia ben più di uno scenario piacevole: un discorso in pietra e in acqua sui poteri dello spirito.
Il parterre e la Fontana dei Mori
Al termine della discesa si apre il giardino all'italiana: un vasto parterre quadrato, rigorosamente scompartito da bossi potati e diviso da vasche. Al suo centro, su uno specchio d'acqua, si eleva la Fontana dei Mori (Fontana dei Mori), il cui gruppo scolpito — figure che sorreggono le armi cardinalizie e una stella, emblema dei Montalto — è tradizionalmente attribuito a Giambologna, uno dei più grandi scultori manieristi. L'attribuzione, anche qui, va accolta con prudenza.
Questo parterre d'acqua, perfettamente ordinato, chiude la dimostrazione: dopo il tumulto delle sorgenti e lo scivolamento della catena d'acqua, l'arte impone la sua legge geometrica. La composizione si conclude nella calma riflettente delle vasche, dove il cielo si specchia tra i bossi.
Rilievo
Villa Lante è considerata un paradigma del giardino manierista italiano, accanto a Caprarola, alla Villa d'Este a Tivoli o al Sacro Bosco di Bomarzo, poco distante. La sua padronanza dell'acqua, la chiarezza del suo programma e l'eleganza della sua simmetria ne hanno fatto, già nei secoli successivi, un riferimento per i teorici dei giardini e una fonte di ammirazione per i viaggiatori colti. Testimonia un'arte della villeggiatura in cui il piacere dei sensi e la speculazione intellettuale procedevano di pari passo.
Cosa vedere assolutamente
- La catena d'acqua scolpita a forma di gambero, motivo emblematico del giardino.
- La Mensa del Cardinale in pietra, con la sua scanalatura centrale destinata a rinfrescare il vino.
- La Fontana dei Giganti (o dei Fiumi) e le sue figure fluviali distese.
- La Fontana dei Lumini e i suoi innumerevoli zampilli digradanti.
- Il grande parterre quadrato all'italiana, capolavoro di scomparti di bosso.
- La Fontana dei Mori al centro del parterre, attr. a Giambologna.
Informazioni pratiche
Villa Lante si trova a Bagnaia, frazione di Viterbo, nel Lazio settentrionale. Il giardino è aperto alla visita, ma i giorni e gli orari di apertura, così come le condizioni di accesso ai casini e ai giardini segreti, variano secondo le stagioni e la gestione in vigore: è meglio verificarli presso le fonti ufficiali prima di ogni spostamento. La vicinanza di Viterbo e del parco di Bomarzo permette di ipotizzare un itinerario dedicato ai giardini manieristi della Tuscia.
Quiz
Per quale cardinale fu creata Villa Lante a partire dagli anni 1560 ? Il cardinale Gianfrancesco Gambara.
Come si chiama il canale scolpito a forma di gambero lungo il quale l'acqua discende ? La catena d'acqua.
A quale scultore è tradizionalmente attribuita la Fontana dei Mori del parterre ? A Giambologna.

