HitsMap

Giardini del Rinascimento

Sacro Bosco di Bomarzo (Parco dei Mostri)

Bomarzo

Sacro Bosco di Bomarzo (Parco dei Mostri)

Arroccato sui pendii boscosi di Bomarzo, in provincia di Viterbo, nel Lazio settentrionale, il Sacro Bosco — il « bosco sacro » oggi noto come Parco dei Mostri — non avrebbe eguali altrove. Non è un giardino ornamentale regolare, né un parco geometrico alla maniera del Rinascimento fiorentino o romano: tra le querce si dispiegherebbe un popolo di giganti di pietra, draghi e creature fantastiche scolpite direttamente nella roccia. Questa stranezza voluta ne farebbe una delle testimonianze più affascinanti del manierismo « bizzarro », quel momento in cui l'arte del Rinascimento italiano ama sorprendere, disorientare e giocare con l'enigma.

Vicino Orsini e il lutto per Giulia Farnese

Il giardino sarebbe nato dalla volontà di un solo uomo: Pier Francesco Orsini, detto Vicino Orsini (1523 - 1585 circa), principe di Bomarzo, condottiero e letterato nutrito di cultura umanistica. La tradizione lega la creazione del Sacro Bosco, avviata a partire dal 1552 circa, al ricordo della moglie Giulia Farnese, morta prematuramente. Il bosco avrebbe così una dimensione memoriale e intima, un luogo plasmato dal dolore tanto quanto dall'immaginazione di un aristocratico colto.

Vi si troverebbe peraltro un piccolo tempio che sarebbe dedicato alla memoria di Giulia Farnese, nota più raccolta in mezzo ai mostri. Vicino Orsini sembra aver consacrato buona parte della propria vita a questo progetto, arricchendolo a poco a poco di sculture e iscrizioni enigmatiche incise nella pietra, che invitano il visitatore a interrogarsi più che ad ammirare. La concezione d'insieme è stata talvolta ricondotta all'architetto Pirro Ligorio, senza che questa attribuzione possa dirsi certa; resta un'ipotesi avanzata con prudenza.

Sculture colossali scolpite nella roccia

Ciò che colpisce anzitutto il visitatore è la scala. Le figure del Sacro Bosco non sono statue realizzate altrove e collocate su piedistalli: sarebbero state scolpite direttamente negli affioramenti di peperino — questa pietra vulcanica grigia e porosa del Lazio — presenti sul terreno. Gli scultori avrebbero così lavorato la roccia là dove essa affiorava naturalmente, dando l'impressione che i mostri emergano dal suolo stesso della foresta.

Questa tecnica in situ spiega il carattere massiccio e un po' rude delle figure, come se avessero sempre appartenuto al luogo. Vi si incontrerebbero in particolare la lotta dei giganti — spesso accostata alla figura di Ercole che sbrana un avversario —, un elefante da guerra che porta una torre, un drago alle prese con belve, una figura di Nettuno, una tartaruga colossale, nonché la celebre bocca spalancata dell'Orco. La vegetazione, i muschi e il passare dei secoli hanno aggiunto a ciascuna figura una patina che ne rafforza la presenza inquietante.

L'enigma: un giardino allegorico e iniziatico

Il Sacro Bosco resiste alle spiegazioni semplici, e ciò è senza dubbio voluto. Le iscrizioni incise, spesso in italiano, interpellano direttamente il visitatore e ne confondono i punti di riferimento. Si è proposto di leggervi un percorso allegorico, addirittura iniziatico: una passeggiata che condurrebbe il visitatore attraverso prove simboliche, dal disordine delle passioni verso una forma di pacificazione o di saggezza. I riferimenti mescolerebbero mitologia antica, poesia cavalleresca rinascimentale — si evocano talvolta l'Orlando furioso dell'Ariosto o la Gerusalemme liberata del Tasso — e meditazione sulla morte e sul tempo.

La famosa Bocca dell'Inferno, o Orco, ne offre l'esempio più impressionante: una testa mostruosa la cui bocca spalancata forma l'ingresso di una piccola sala, recante un'iscrizione che giocherebbe sull'idea che ogni pensiero vi si dissolva. Bisogna vedervi un avvertimento, un invito, una battuta erudita? Il giardino si guarda bene dal rispondere. Questa ambiguità assunta, questa libertà di tono rispetto ai codici del Rinascimento, partecipa pienamente dello spirito manierista e fa del Sacro Bosco un'opera aperta, che ogni epoca interpreta a suo modo.

Oblio, riscoperta e fascinazione surrealista

Dopo la morte di Vicino Orsini, il bosco sacro sarebbe caduto a poco a poco nell'oblio, invaso dalla vegetazione e largamente abbandonato per secoli. Questo lungo sonno ha probabilmente contribuito alla sua leggenda. Il sito sarebbe stato davvero riscoperto e rivalutato nel corso del Novecento, quando la sua stranezza avrebbe incontrato la sensibilità di artisti in cerca di irrazionale e di meraviglioso.

I surrealisti, in particolare, sarebbero stati colpiti da questo paesaggio onirico. Si racconta che Salvador Dalí se ne sarebbe interessato, il giardino facendo eco al loro gusto per il sogno, la metamorfosi e l'inquietante. Questa riscoperta ha alimentato il progressivo restauro del parco e la sua riapertura al pubblico, trasformando una curiosità dimenticata in uno dei luoghi più singolari d'Italia. Ancora oggi, il Sacro Bosco continua ad attirare passanti, artisti e curiosi venuti a sperimentare questo dialogo perturbante tra la pietra, la foresta e l'immaginario.

Cosa vedere assolutamente

  • L'Orco, o Bocca dell'Inferno: l'icona del parco, questa bocca spalancata scolpita nella roccia, la cui apertura invita a penetrare all'interno della testa mostruosa.
  • La lotta dei giganti: due figure colossali avvinghiate in uno scontro, spesso associate a Ercole, immagine di forza bruta che emerge dalla pietra.
  • L'elefante da guerra: pachiderma monumentale che porta una torre sul dorso, evocazione degli eserciti antichi.
  • La Casa Pendente: piccola costruzione volutamente inclinata che disorienta lo sguardo e l'equilibrio del visitatore.
  • Il drago: creatura alle prese con belve, uno dei brani più vivi del bestiario di pietra.

Informazioni pratiche

Il Sacro Bosco di Bomarzo è un parco privato, aperto alle visite. Si percorre a piedi, su un terreno collinare e boscoso: si raccomandano scarpe comode. Gli orari, le tariffe e le condizioni di accesso sarebbero variabili a seconda della stagione e andrebbero verificati presso il gestore del sito prima di ogni visita. Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, nel Lazio settentrionale, a distanza ragionevole da Viterbo e da Roma.

Quiz

  1. Chi è all'origine della creazione del Sacro Bosco di Bomarzo?
  • Lorenzo de' Medici
  • Vicino Orsini (Pier Francesco Orsini)
  • Papa Giulio II
  1. In quale materiale sarebbero state scolpite le sculture colossali, direttamente sul posto?
  • Il marmo di Carrara
  • Il bronzo
  • Il peperino, roccia vulcanica del Lazio
  1. Quale movimento artistico del Novecento si sarebbe appassionato in particolare al parco?
  • L'impressionismo
  • Il surrealismo
  • Il cubismo