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Pittura del Rinascimento

Ritratto di ignoto

Cefalù

Ritratto di ignoto

Antonello da Messina · v. 1465-1470

Avvicinatevi a questa piccola tavola e lasciatevi guardare. Un uomo è lì, tagliato all'altezza del busto, girato di tre quarti, che emerge da uno sfondo scuro il quale non dice nulla né del luogo né del momento. Porta un berretto e una veste sobria. Nulla distrae l'attenzione: né scenario, né oggetto, né iscrizione. Tutto si concentra sul volto e su ciò che esso vi rivolge.

Ciò che questo volto vi rivolge è uno sguardo. L'uomo fissa chi osserva, e questo incontro frontale basta a creare una presenza. Antonello non dipinge un tipo né un rango: coglie un individuo, una persona singolare colta dal vivo. È qui che nasce la sensazione inquietante che qualcuno, dietro la tavola, vi stia osservando a sua volta.

Il dettaglio che ha reso celebre l'opera chiede che ci si prenda il proprio tempo: all'angolo delle labbra passa un sorriso lievissimo. Discreto, un po' ironico, quasi malizioso. Non si mostra; affiora. È un'espressione rara nel ritratto di quest'epoca, ed è proprio essa ad aver valso all'ignoto i suoi soprannomi — «il marinaio che sorride», «l'ignoto dal sorriso». Guardare in altro modo, qui, significa individuare questo sorriso di sbieco e sentire quanto esso renda l'uomo vivo.

Antonello da Messina occupa un posto di cerniera: formatosi alla tecnica fiamminga dell'olio, quella di Van Eyck, attento alla luce e alla materia, la importa e l'acclimata in Italia. Con ritratti come questo contribuisce a inventare il ritratto moderno: non più un'effigie di profilo e di rango, ma un volto rivolto verso di noi, dotato di una vita interiore.

Simbolismo e lettura iconografica

Lo sfondo scuro e vuoto spoglia l'immagine di ogni contesto: né stemma, né attributo, né paesaggio. Questo vuoto non è una mancanza, concentra tutto il significato sulla persona stessa. Il tre quarti, preferito al profilo tradizionale, impegna il modello in un rapporto diretto con chi guarda: il ritratto cessa di essere un'immagine da contemplare per diventare una presenza che risponde. Il sorriso trattenuto, infine, funziona come un segno di interiorità: suggerisce un pensiero, un umore, un segreto che non ci viene consegnato.

Analisi delle emozioni

Si prova dapprima la sorpresa di essere guardati. Poi sopraggiunge una forma di complicità, nata da quel sorriso appena accennato: l'uomo sembra sapere qualcosa, e quel qualcosa resta suo. L'emozione dominante è quella di un incontro — intimo, quasi vivo — con uno sconosciuto di cui non sapremo mai il nome, ma di cui crediamo di indovinare il carattere.

Segreti e misteri

  • Il cuore dell'opera sta in un dettaglio minuscolo: il sorriso di sbieco, ironico e malizioso, espressione rara nel ritratto del Quattrocento.
  • Questo sorriso ha dato all'uomo i suoi soprannomi popolari: «il marinaio che sorride», «l'ignoto dal sorriso».
  • L'identità del modello è del tutto sconosciuta: nessun nome, nessun rango, nessuna iscrizione lo accompagna.
  • Antonello padroneggia la tecnica fiamminga dell'olio, ereditata da Van Eyck, il che spiega la finezza della luce e la presenza della materia.
  • La tavola sarebbe stata danneggiata nel corso della sua storia; un aneddoto racconta che avrebbe persino fatto da anta d'armadio in casa di un farmacista prima di essere salvata — racconto da prendere come tradizione da verificare.
  • La datazione dell'opera, intorno al 1465-1470, è oggetto di dibattito tra gli specialisti.

Lo sapevi?

Si racconta che questo volto, oggi vanto del Museo Mandralisca di Cefalù, avrebbe conosciuto un'esistenza ben umile prima di essere riconosciuto: la tavola avrebbe fatto da anta d'armadio in casa di un farmacista, prima che un occhio esperto la salvasse dall'oblio. La storia è bella e circola volentieri; appartiene al racconto da verificare più che al fatto accertato.