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Pittura del Rinascimento

La Schiava turca

Parme

La Schiava turca

Parmigianino · v. 1533

Avvicinatevi a questo ritratto e lasciate che il vostro sguardo incroci il suo. Una giovane donna è ritratta di tre quarti, con il busto leggermente ruotato, come colta in un movimento che ha appena interrotto per osservarvi. I suoi occhi sono vivi, attenti, quasi complici; un mezzo sorriso le aleggia sulle labbra, inafferrabile. Non sta soltanto posando: sembra sul punto di parlarvi.

Prendetevi il tempo di leggere il titolo, poi dimenticatelo. «La Schiava turca»: il nome promette una prigioniera, una straniera venuta da lontano. Eppure questa donna non è né schiava né turca. L'appellativo «turca» è successivo al dipinto e nasce da un equivoco — un gioco del «vedere altrimenti» in cui il nome racconta una storia che l'immagine smentisce. Ciò che ha alimentato la confusione è il suo copricapo.

Osservate dunque quella acconciatura che le raccoglie la chioma: un «balzo», reticella bombata alla moda nell'Italia del suo tempo, scambiato in seguito per un turbante orientale. Un gioiello o un medaglione lo adorna e cattura la luce. La mano regge un ventaglio di piume di struzzo, attributo di eleganza e raffinatezza. Tessuti serici, incarnati levigati, allungamento aggraziato del collo e delle dita: tutto qui parla della maestria del ritratto manierista, dove la grazia prevale sull'esattezza.

Resta l'aspetto più inquietante: chi è? La sua identità rimane ignota e discussa. Dama parmigiana, cortigiana, o figura allegorica — forse un'incarnazione della poesia? Il dipinto non scioglie il dubbio, ed è forse proprio in questo il suo fascino maggiore. Vi lascia di fronte a un volto che sembra sapere tutto di voi, e del quale voi non saprete mai nulla.

Simbolismo e lettura iconografica

Il balzo, reticella bombata alla moda, segnala l'eleganza raffinata di una donna di rango e non un'origine straniera: è stato proprio esso a far nascere, per equivoco, il titolo di «schiava turca». Il ventaglio di piume di struzzo prolunga questo registro del lusso e della distinzione. Il medaglione o gioiello che orna l'acconciatura attira lo sguardo verso il volto. L'ipotesi di un'allegoria della poesia, se accolta, farebbe di questo ritratto assai più di una somiglianza: una figura dell'ispirazione.

Analisi delle emozioni

Ciò che colpisce per primo è lo sguardo: vivo, presente, rivolto verso di voi come se lo scambio fosse appena cominciato. Il mezzo sorriso aggiunge una nota di dolce enigma, né fredda né familiare. Si prova la strana sensazione di essere osservati tanto quanto si osserva. La materia serica e la grazia delle forme placano l'occhio, mentre il mistero del titolo e dell'identità alimenta una curiosità che non trova soluzione.

Segreti e misteri

  • Il titolo è ingannevole: non è né schiava né turca. L'appellativo «turca» è successivo al dipinto.
  • Il nome nasce da un equivoco sul copricapo, un «balzo» (reticella/turbante alla moda) scambiato per un ornamento orientale.
  • Questo balzo è ornato da un gioiello o medaglione che cattura la luce accanto al volto.
  • Regge un ventaglio di piume di struzzo, attributo di eleganza.
  • L'identità del modello è ignota e discussa: dama parmigiana, cortigiana, o allegoria della poesia?
  • Lo sguardo vivo e il mezzo sorriso enigmatico costituiscono tutta la presenza inquietante dell'opera, capolavoro del ritratto manierista.

Lo sapevi?

Il titolo stesso è il miglior racconto del dipinto: un copricapo alla moda nell'Italia del Cinquecento, il balzo, è bastato perché i posteri ribattezzassero questa elegante «schiava turca» e le inventassero un'origine lontana che non ha mai avuto.