Cosmè Tura · v. 1480
Avvicinatevi, ma preparatevi a una stranezza. Ecco uno o due pannelli rotondi — dei tondi — dipinti verso il 1480 da Cosmè Tura, il fondatore di quella che chiamiamo l'officina ferrarese, la scuola dei pittori di Ferrara. Il soggetto è un santo locale, Maurelio, vescovo e patrono della città. Su uno dei tondi lo vediamo giudicato: il santo inginocchiato davanti a un giudice in trono, imprigionato in un'architettura. Sull'altro — se davvero ci è giunto, cosa che resta — è il suo martirio, la decapitazione, in un paesaggio.
Ciò che colpisce subito, ancor prima della storia raccontata, è la materia. In Tura nulla è molle. Tutto sembra intagliato nella pietra, colato nel metallo, cristallizzato. I corpi, i volti, gli oggetti hanno quella durezza minerale che appartiene solo a lui. Si ha l'impressione di guardare non personaggi di carne, ma figure forgiate, aristocratiche e un po' disumane.
Guardate i panneggi: non cadono, si spezzano. Le pieghe sono taglienti come lame, come carta piegata e ripiegata fino a diventare affilata. Attorno alle figure Tura inventa architetture fantastiche, troni e scenari che non esistono da nessuna parte, se non nella sua testa. È un'arte di corte, preziosa, dotta, fatta per occhi esigenti.
« Vedere altrimenti », qui, significa accettare di essere spiazzati. Tura non è dolce come un pittore toscano della stessa epoca. È più aspro, più visionario, quasi crudele nella sua preziosità. È il più originale dei ferraresi, e questi tondi di san Maurelio ne sono una delle prove più concentrate.
Simbolismo e lettura iconografica
San Maurelio è il patrono di Ferrara: dipingere il suo giudizio e il suo martirio significa parlare alla città di se stessa, della sua identità e della sua protezione celeste. La forma rotonda del tondo — un disco perfetto — non è neutra: racchiude la scena in una pienezza, in una perfezione chiusa, quasi come un medaglione o uno specchio prezioso. Le architetture inventate da Tura non servono soltanto da scenario: dicono il potere, l'ordine del giudizio, un mondo retto da leggi dure. La decapitazione, nel tondo del martirio, riporta il racconto al suo culmine: il santo dona il proprio corpo e, così facendo, conquista la sua gloria. (Il dettaglio esatto degli attributi e dell'iconografia è .)
Analisi delle emozioni
In questi pannelli c'è una tensione che non si allenta mai. I volti sono contratti, espressivi fino al disagio, come fissati in un istante troppo intenso. Non si prova serenità, ma una sorta di inquietudine acuta, un'emozione aristocratica e trattenuta. I colori — intensi, minerali, quasi fosforescenti — accrescono questo turbamento: brillano di un bagliore freddo, un po' irreale, che mette a disagio quanto affascina. È la bellezza di un incubo elegante, dove nulla è rassicurante ma da cui non si riesce a distogliere lo sguardo.
Segreti e misteri
- Cosmè Tura è il fondatore dell'officina ferrarese, la scuola che ha fatto di Ferrara un centro artistico a sé stante nel Quattrocento.
- La sua maniera è inimitabile: le forme sembrano intagliate nella pietra o nel cristallo, dure e metalliche, prive di ogni consueta dolcezza della pittura italiana.
- I panneggi, in lui, non scorrono: si spezzano in pieghe taglienti, come lame o come carta piegata.
- Le architetture che dipinge sono fantastiche, inventate di sana pianta, un mondo tutto suo.
- I suoi colori sono intensi, minerali, quasi fosforescenti — un bagliore freddo che appartiene solo a Ferrara.
- Questi tondi provengono dalla chiesa di San Giorgio, dalla cappella Roverella, prima di entrare nella Pinacoteca Nazionale di Ferrara.
Lo sapevi?
Cosmè Tura passa per il più originale — e il più strano — dei pittori ferraresi, colui la cui arte contratta e visionaria non somiglia a nessun'altra. Davanti alle sue figure « intagliate nel cristallo » si capisce che non ha mai cercato di piacere con la grazia: mirava a un'intensità quasi dolorosa, fatta per una corte raffinata ed esigente. (Aneddoto biografico preciso e documentato: .)

