Anonyme (maître du Triomphe de la Mort) · v. 1446
Prendetevi il tempo di sostare davanti a questo immenso affresco prima di cercarne il senso. Non è sempre stato un quadro da museo: fu dapprima dipinto direttamente sul muro, nel cortile del Palazzo Sclafani a Palermo, un luogo che ospitava un ospedale. Più tardi lo si staccò dalla parete e lo si riportò su un supporto per salvarlo ed esporlo. Sapendo questo, immaginate i malati, gli assistenti, i visitatori che lo incontravano ogni giorno: parlava loro di ciò che attendeva tutti.
Al centro, la Morte. Non un'allegoria dolce, ma uno scheletro scarnificato che cavalca un cavallo anch'esso spettrale e scheletrico. Balza in mezzo alla folla e scocca frecce. È una scena di caccia e di massacro, ma una caccia in cui la preda è l'umanità intera, senza distinzione.
Guardate ora «altrimenti», separando bene i due lati della scena, perché tutto il senso è là. A sinistra si accalcano i poveri, i vecchi, gli infermi: implorano la Morte di venire a prenderli, di mettere fine alle loro sofferenze. E lei li ignora. A destra, al contrario, colpisce coloro che non la chiamano: i ricchi, i potenti, i giovani eleganti, le dame, e persino un papa e un imperatore, tutti còlti in piena vita.
Questa composizione rovescia crudelmente ciò che ci si aspetta. Coloro che vorrebbero morire sono lasciati alla loro pena; coloro che vorrebbero vivere vengono falciati. Tutto ciò si svolge in una cornice di giardino cortese, raffinata, che rende il contrasto ancora più sorprendente. L'opera si colloca sul crinale tra il gotico e il Rinascimento: lezione macabra ereditata dal Medioevo, ma trattata con una forza plastica già nuova.
Simbolismo e lettura iconografica
Lo scheletro montato su un cavallo scarnificato è una figura del memento mori: «ricordati che devi morire». Le frecce che scocca richiamano le rappresentazioni della peste e delle morti improvvise. La divisione tra i due gruppi esprime l'uguaglianza di tutti davanti alla morte, tema centrale delle Danze macabre medievali: il papa e l'imperatore, vertici dell'ordine spirituale e temporale, cadono al pari dei giovani eleganti. Il giardino cortese, luogo del piacere e della giovinezza, fa da scenografia a questa lezione di umiltà.
Analisi delle emozioni
L'affresco instaura dapprima lo spavento: la carica del cavaliere scheletrico, lo slancio brutale nel cuore della folla. Poi viene un turbamento più profondo, quello dell'ingiustizia apparente: la Morte rifiuta coloro che la chiamano e prende coloro che la fuggono. In un luogo di cura com'era l'ospedale del Palazzo Sclafani, si immagina che cosa quest'immagine potesse smuovere nei malati. La raffinatezza della cornice cortese aggiunge una nota di ironia malinconica.
Segreti e misteri
- L'affresco non è nato in un museo: proviene dal Palazzo Sclafani a Palermo, dove ornava il cortile di un ospedale, poi è stato staccato dal muro e trasferito su un supporto.
- Il lato sinistro e il lato destro raccontano due storie opposte: a sinistra poveri, vecchi e infermi implorano invano la Morte; a destra essa colpisce i ricchi, i potenti e i giovani eleganti che non la chiamano.
- Tra le vittime di destra figurano un papa e un imperatore: nessuno, nemmeno il vertice delle gerarchie, sfugge alla freccia.
- Il cavallo della Morte è esso stesso scheletrico e spettrale, prolungamento del corpo scarnificato del cavaliere.
- L'attribuzione resta dibattuta: sono stati proposti un pittore catalano, Pisanello, o un maestro della corte aragonese, senza certezza.
- L'opera appartiene a un momento di transizione tra gotico e Rinascimento, il che spiega la mescolanza di un'iconografia medievale e di una fattura già rivolta al nuovo.
Lo sapevi?
Il nome stesso dell'autore è andato perduto: lo si designa soltanto attraverso l'opera, «il maestro del Trionfo della Morte». Sono state avanzate diverse ipotesi — un pittore catalano, Pisanello, un artista della corte aragonese — senza che si sia giunti a una conclusione.

