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Pittura del Rinascimento

La Cena in casa di Simone il Fariseo

Milan

La Cena in casa di Simone il Fariseo

Paolo Veronese

Non cercate subito la storia sacra: cercate prima la festa. Davanti a voi si apre un banchetto veneziano in tutto il suo splendore, sotto un'architettura di colonne chiare che sale come lo scenario di un palazzo. La tavola è imbandita, l'argenteria brilla, i convitati sono vestiti di sete sontuose, e servitori circolano fra loro. È il mondo di Veronese: quello in cui il Vangelo si dà appuntamento in una sala di ricevimento patrizia.

L'episodio, tuttavia, è grave. Il Cristo è stato invitato alla tavola di Simone il Fariseo. Durante il pasto, una donna peccatrice — che la tradizione identifica spesso con Maria Maddalena () — si avvicina a lui, gli lava i piedi con le lacrime, li asciuga con i capelli e li unge di profumo. Il gesto, umile e sconvolgente, si svolge a filo del pavimento mentre, tutt'intorno, la tavola prosegue la sua magnificenza. Cercate dunque, in basso, questa figura inginocchiata: è lì, e non nello sfarzo, che batte il cuore dell'immagine.

Questo modo di trasformare un racconto sacro in un sontuoso banchetto veneziano non è proprio di questo dipinto soltanto: definisce la grande serie delle "Cene" di Veronese, cui appartengono anche la celebre Cena in casa di Levi e le Nozze di Cana. Il pittore vi dispiega ogni volta lo stesso vocabolario — architettura classica, tavolata fastosa, folla di figure, cani, servitori — al punto che il banchetto diventa il suo genere, un teatro dove il profano e il sacro convivono sotto le stesse colonne.

La data esatta, le circostanze della commissione e il primo destinatario di questa tela restano da precisare (). Ma lo spirito vi è intero: quello di un artista che credeva si potesse onorare il divino con la bellezza del mondo, anche a costo di fare scandalo — cosa che altri dei suoi banchetti gli valsero ai loro tempi.

Simbolismo e lettura iconografica

Tutta la composizione poggia su un contrasto: in alto la ricchezza, in basso l'umiltà. La donna inginocchiata ai piedi del Cristo incarna il pentimento e l'amore che prevale sulla colpa, mentre la tavola imbandita e i convitati raffigurano lo sguardo del mondo — quello di Simone e degli invitati, divisi tra la curiosità e il giudizio. L'architettura a colonnati, più vicina a un palazzo veneziano che a una casa della Giudea, non è solo scenario: eleva la scena, le conferisce la solennità di un luogo pubblico dove il gesto privato della peccatrice assume valore di esempio. L'argenteria, le stoffe, i servitori indaffarati dicono l'abbondanza terrena in mezzo alla quale sopraggiunge un gesto tutto spirituale. L'eventuale presenza di cani e animali, familiare in Veronese, àncora il sacro al quotidiano più concreto.

Analisi delle emozioni

Si prova anzitutto l'abbagliamento della festa: la luce, il colore, il movimento dei convitati danno un'impressione di pienezza, quasi di gioia mondana. Poi lo sguardo scende, e l'emozione cambia natura: ai piedi della tavola, un gesto silenzioso di abbassamento e di lacrime introduce la gravità, la tenerezza, il pentimento. Questa doppia tonalità — l'allegrezza del banchetto e il raccoglimento del perdono — costituisce tutta la forza dell'opera. Veronese non vi chiede di scegliere: vi lascia sentire che il sacro può nascere in mezzo allo sfarzo, discretamente, quasi controcorrente rispetto a tutto ciò che brilla.

Segreti e misteri

  • Sotto il banchetto sontuoso si cela un episodio evangelico preciso: la cena in casa di Simone il Fariseo, dove una peccatrice lava con le lacrime i piedi del Cristo e li asciuga con i capelli.
  • La donna inginocchiata è tradizionalmente identificata con Maria Maddalena, ma questa identificazione appartiene alla tradizione più che al testo evangelico stesso.
  • L'architettura non è quella della Giudea antica: Veronese traspone la scena in una cornice di palazzo veneziano, con colonnati e grande scalinata, come fa in tutte le sue "Cene".
  • Questo dipinto appartiene alla serie dei banchetti sacri di Veronese, cui appartengono anche la Cena in casa di Levi e le Nozze di Cana.
  • Lo sfarzo dei costumi, l'argenteria e la presenza di servitori e animali traducono la maniera del pittore: mescolare il sacro al decoro più mondano della Venezia del suo tempo.
  • La data, le dimensioni, il committente e il percorso della tela fino a Brera restano da confermare.

Lo sapevi?

I grandi banchetti di Veronese furono, già in vita sua, una sorta di manifesto: accusato di aver popolato un pasto sacro di troppe figure profane — buffoni, servitori, animali — il pittore fu convocato dal tribunale dell'Inquisizione a proposito di una di queste Cene, e preferì ribattezzare l'opera Cena in casa di Levi anziché sottrarne lo sfarzo. Questa libertà, rivendicata in nome dei diritti del pittore, illumina tutta la sua arte del banchetto, cui appartiene anche la Cena in casa di Simone.