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Pittura del Rinascimento

L'Adorazione dei Magi

Florence

L'Adorazione dei Magi

Gentile da Fabriano · 1423

Nel 1423 Palla Strozzi — detto allora l'uomo più ricco di Firenze — commissiona a Gentile da Fabriano una grande pala per la sagrestia della chiesa di Santa Trinita. Il pittore, venuto dalle Marche, è in quel momento uno degli artisti più ricercati d'Italia. Ciò che consegna non è un'immagine di sobria devozione: è uno spiegamento, un'opera in cui l'oro non serve soltanto da fondo ma diventa materia del racconto.

Il soggetto è l'Adorazione dei Magi, quell'episodio in cui tre re venuti dall'Oriente riconoscono il neonato. Gentile non racchiude la scena nella stalla: la fa cominciare molto lontano, tra le colline in alto nel pannello, da dove il corteo dei re scende serpeggiando fino alla Vergine e al Bambino. Si segue questo cammino con gli occhi come si seguirebbe una processione reale, con i suoi tempi, le sue deviazioni, la sua folla.

Quest'opera è considerata un vertice del gotico internazionale, quello stile raffinato, cortese, attento al dettaglio prezioso, che attraversa allora l'Europa delle corti. È anche, per Firenze, un culmine del tardogotico — proprio prima che Masaccio faccia volgere la pittura verso altro. La scheda la presenta dunque insieme come un compimento e come una soglia.

In basso alla pala corre una predella, la fascia di piccole scene che accompagna il pannello principale: una Natività notturna in cui la luce si irradia dallo stesso Bambino, una Fuga in Egitto colta in un sorgere di sole, e una Presentazione al Tempio. Questi piccoli racconti, più intimi, formano come un secondo registro all'altezza dello sguardo.

Simbolismo e lettura iconografica

L'oro è qui il linguaggio centrale: abbondante, dice al tempo stesso la santità della scena e la ricchezza del mondo che viene a inchinarsi davanti al Bambino. Il corteo dei magi, con i suoi costumi preziosi, i suoi cavalli, i suoi falchi e i suoi animali venuti d'altrove — un ghepardo, delle scimmie — raffigura l'Oriente lontano e il lusso delle corti terrene messo al servizio dell'adorazione.

Lo stesso movimento del corteo, che scende dalle colline fino alla stalla, può leggersi come un cammino: il mondo potente e fastoso compie tutto questo tragitto per venire a schierarsi davanti all'umiltà della Natività.

Nella predella, la luce fa senso: nella Natività notturna essa emana dal Bambino, sorgente e non riflesso; nella Fuga in Egitto, il sorgere del sole accompagna la partenza. la lettura simbolica precisa di ciascun motivo animale al di là di quanto riportato dal canonico.

Analisi delle emozioni

Ciò che l'opera cerca di suscitare è anzitutto la meraviglia: quella di una folla, di una ricchezza, di un corteo che lo sguardo non ha mai finito di percorrere. Si è invitati a indugiare, a cercare i dettagli — un falco, un volto, una cavalcatura.

Poi, per contrasto, l'intimità: la predella e la luce che viene dal Bambino riconducono da un mondo di fasto a un focolare di tenerezza. Lo spettatore passa dallo spettacolo alla prossimità.

Segreti e misteri

  • Il corteo dei re non sta in primo piano: comincia in alto, tra le colline, e serpeggia verso il basso — l'opera si legge quasi come un percorso, non come una scena unica.
  • All'estrema destra, un personaggio riccamente vestito sarebbe un ritratto; vi si è visto lo stesso Palla Strozzi, il committente. .
  • Cercate gli animali esotici mescolati al corteo: un ghepardo, delle scimmie, dei falchi, dei cavalli — segni dell'Oriente e del lusso delle corti.
  • L'oro non è solo un fondo: è lavorato, presente ovunque, al punto da diventare materia del racconto non meno che decorazione.
  • La fascia inferiore (la predella) contiene tre piccole scene da non perdere: una Natività notturna illuminata dal Bambino, una Fuga in Egitto al sorgere del sole, una Presentazione al Tempio.
  • L'opera fu dipinta per un luogo preciso — la sagrestia di Santa Trinita — e per un uomo preciso: la commissione privata più fastosa immaginabile per la Firenze del 1423.

Lo sapevi?

La pala è datata 1423 e fu commissionata da Palla Strozzi, ritenuto l'uomo più ricco di Firenze, per la sagrestia di Santa Trinita. Pochi anni più tardi si apre la rivoluzione di Masaccio: questa Adorazione sfolgorante d'oro appare così come l'ultimo grande bagliore del tardogotico fiorentino, proprio prima che la pittura cambi mondo.