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Pittura del Rinascimento

La Madonna della Scodella

Parme

La Madonna della Scodella

Antonio Allegri detto il Correggio · v. 1525-1530

Una donna è inginocchiata presso una sorgente. Piega il busto, tende il braccio e riempie d'acqua una piccola scodella — la «scodella» che ha dato il nome al quadro. È questo gesto semplicissimo, quasi domestico, che il Correggio pone al cuore della sua composizione: la Vergine non troneggia, attinge. Attorno a lei, la scena non è una Natività né un'Adorazione, ma un momento intermedio: il Riposo durante la Fuga in Egitto, quella sosta che la Sacra Famiglia si concede lungo la via dell'esilio.

Prendetevi il tempo di lasciare che l'occhio circoli. A destra, il Bambino; la Vergine al centro, in pieno movimento; e a sinistra, un secondo episodio che si svolge quasi in parallelo. Il quadro non si legge in un colpo solo: è fatto di gesti che si rispondono, quello della madre che attinge e quello del padre che tende la mano.

Il Correggio lavora qui tutto in dolcezza. La luce è dorata, i contorni si fondono in uno sfumato che addolcisce ogni passaggio dall'ombra alla chiarezza. I corpi non sono immobili: ruotano, si curvano, si inclinano. Questa grazia del movimento, questa tenerezza dei volti, sono la firma del pittore di Parma.

Guardate infine lo sfondo. Un asino bruca placidamente, ancorando la scena alla concretezza del viaggio. Nulla di eroico: una famiglia in cammino, che si ferma a bere e a riposare.

Simbolismo e lettura iconografica

La scodella d'acqua attinta dalla Vergine fa di un gesto umile il centro dell'immagine: la madre nutrice, colei che dà da bere, esprime qui la sollecitudine materna più che la maestà. L'acqua della sorgente, verso cui si china, reca tradizionalmente una carica di vita e di purezza. A sinistra, la palma che inclina verso san Giuseppe il ramo carico di datteri trasforma un albero in segno della Provvidenza: la natura stessa si mette al servizio della Sacra Famiglia in fuga. L'asino, umile bestia da soma del viaggio, richiama la povertà e la fragilità di questi esuli.

Analisi delle emozioni

La tenerezza domina. Nulla di solenne: si assiste a una sosta, a un istante di riposo rubato alla fatica del cammino. La dolcezza della luce e la fusione dei contorni avvolgono la scena di un'intimità placida, quasi tenera. Il movimento aggraziato delle figure — la Vergine che si china, Giuseppe che tende il braccio — dona all'insieme un respiro vivo, in cui si sente la sollecitudine circolare tra i membri della famiglia.

Segreti e misteri

  • Il titolo del quadro non viene da un personaggio né da un luogo, ma da un oggetto minuscolo: la scodella in cui la Vergine attinge l'acqua.
  • Il soggetto non è la Natività ma il Riposo durante la Fuga in Egitto — una sosta, un momento intermedio del viaggio verso l'esilio.
  • A sinistra, san Giuseppe tende la mano verso una palma il cui ramo carico di datteri si curva da sé verso di lui: è il miracolo della palma che si china per offrire i suoi frutti alla Sacra Famiglia.
  • Questo episodio della palma non figura nei Vangeli canonici: proviene da una tradizione apocrifa, il che spiega perché lo si incontri meno spesso della mangiatoia o dei Re Magi.
  • Piccoli angeli assistono alla scena della palma, partecipando al miracolo aiutando a piegare o cogliere i frutti.
  • Un asino bruca sullo sfondo: dettaglio umile che ricorda che si è per strada, in pieno viaggio.

Lo sapevi?

Il nome con cui si conosce l'opera — Madonna della Scodella — è popolare prima che dotto: sono stati i fedeli e gli osservatori a trattenere, di tutta la scena, il piccolo recipiente d'acqua. Prova che anche in una composizione ricca di episodi, è talvolta il dettaglio più modesto a dare il volto a un quadro.