Piero della Francesca · v. 1470-1474
Prendetevi il tempo di fermarvi, perché questo quadro non ha fretta. La Vergine sta in piedi al centro, il Bambino tra le braccia, affiancata da due angeli. Niente scenografia celeste: siamo in una stanza qualunque, una camera dalle pareti sobrie. Una porta è socchiusa, una nicchia accoglie un cesto di biancheria. Sembra una casa, una casa vera, dove il sacro si è posato senza rumore.
Lasciate ora scorrere lo sguardo verso il fondo, a sinistra, là dove una finestra lascia entrare la luce del giorno. Un raggio attraversa la stanza e, in quel fascio, se guardate bene, sembrano danzare granelli di polvere. È uno dei primissimi momenti della pittura in cui qualcuno ha tentato di rendere l'aria stessa, quella materia invisibile che la luce rivela. Piero non dipinge soltanto figure: dipinge il silenzio di una stanza abitata.
Tornate alle figure. Il Bambino porta al collo un corallo rosso, piccolo ramo vivo contro il tessuto. L'angelo, invece, è ornato di perle e di un pendente. Questi dettagli non sono lì per caso: appartengono alla vita domestica e alle sue credenze, ai gioielli che si tramandano e agli amuleti che si mettono ai bambini.
Ciò che colpisce infine è l'incontro di due mondi in una sola tavola. La geometria limpida di Piero, i suoi volumi calmi e misurati, si sposano con un'attenzione fiamminga per le materie, gli oggetti, il modo in cui la luce scivola sulle cose. Il quadro proviene da Senigallia, sulla costa adriatica, e porta ancora il nome di quella città.
Simbolismo e lettura iconografica
Il corallo rosso che il Bambino porta è tradizionalmente un amuleto contro il malocchio, protezione che si donava ai più piccoli; il suo colore di sangue ne fa anche, per molti, un discreto annuncio della Passione a venire. La luce che attraversa la finestra è stata spesso letta come immagine dell'Incarnazione, il chiarore che penetra una stanza senza infrangervi nulla, come il divino entra nel mondo. Il cesto di biancheria nella nicchia e la porta socchiusa ancorano la scena al quotidiano di una casa, rendendo familiare il sacro. Le perle dell'angelo evocano la purezza. .
Analisi delle emozioni
Dolcezza, silenzio, raccoglimento. È un quadro che placa più di quanto impressioni. Vi si entra come in una stanza dove qualcuno dorme: a voce bassa. La luce tranquilla, i volti senza enfasi, l'interiorità degli sguardi instaurano una pace grave, quasi sospesa. Si avverte la tenerezza di un interno abitato più che la solennità di un altare.
Segreti e misteri
- Guardate il raggio di luce sul fondo: vi si distinguono granelli di polvere in sospensione, una delle primissime rese della luce atmosferica nella pittura.
- Il Bambino porta al collo un corallo rosso, amuleto contro il malocchio e, secondo diverse letture, presagio della Passione.
- La scena non si svolge in un cielo dorato ma in un interno domestico sobrio: una stanza, una porta socchiusa, una nicchia.
- In quella nicchia è posato un semplice cesto di biancheria, dettaglio di vita quotidiana raro in un'immagine di devozione.
- L'angelo è ornato di perle e di un pendente, gioielli del mondo reale più che della sfera celeste.
- L'influenza fiamminga (il trattamento della luce, gli oggetti, la resa delle materie) si fonde con la geometria propria di Piero.
Lo sapevi?
Il quadro deve il suo nome a Senigallia, la città della costa adriatica da cui proviene e dove fu a lungo conservato prima di entrare nelle collezioni di Urbino. .

