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Pittura del Rinascimento

La Madonna di Santa Margherita

Bologne

La Madonna di Santa Margherita

Parmigianino · v. 1529

Avvicinatevi. Al centro della tavola, la Vergine siede in trono, il Bambino stretto a sé, e tutt'intorno si accalca un piccolo gruppo di figure sante. Si chiama sacra conversazione questo tipo di scena: non un racconto con un inizio e una fine, ma un raduno silenzioso in cui santi di secoli diversi stanno riuniti presso Maria, come fuori dal tempo. Prendetevi il tempo di lasciare che l'occhio passi da un volto all'altro.

Ora scendete verso la parte bassa della composizione. Accanto a una delle figure, un drago è acquattato: è l'attributo di santa Margherita, che dà il nome al dipinto. La tradizione ne fa la santa che ha vinto il mostro; qui la bestia sconfitta resta ai suoi piedi, come segno del suo trionfo. Intorno a lei, altri santi accompagnano la Vergine — tra cui san Girolamo e san Benedetto — insieme a un angelo. (Si veda in fondo alla scheda: l'identità precisa di ciascun santo resta da confermare.)

Ciò che colpisce poi è la maniera. I corpi sono allungati, i gesti sciolti, e la composizione non sta immobile: sembra ruotare, le figure avvolgendosi le une intorno alle altre in un movimento che sale verso la Vergine. Questa eleganza allungata, questa grazia raffinata, questa luce morbida che scivola sui volti e sulle stoffe sono la firma del Parmigianino, uno dei grandi nomi del manierismo.

Questo dipinto appartiene al soggiorno che il Parmigianino fece a Bologna dopo il sacco di Roma del 1527, quegli anni in cui l'artista, lasciata la città pontificia, sviluppa il suo stile più personale. La Madonna di Santa Margherita ne è una delle testimonianze: sotto l'apparente dolcezza della scena sacra, è un'arte della linea e del movimento che il pittore dà a vedere.

Simbolismo e lettura iconografica

Il drago ai piedi di santa Margherita è il cuore simbolico del dipinto: la bestia sconfitta segnala l'identità della santa e, più in generale, la vittoria sul male. La Vergine in trono, il Bambino stretto a sé, occupa il centro come fulcro della scena, circondata dai santi che l'accompagnano — ciascuno portatore, nella tradizione, dei propri attributi, ma la cui identificazione precisa resta qui da confermare. L'angelo partecipa a questo raduno celeste. La forma stessa della sacra conversazione dice una comunione: figure venute da epoche diverse riunite in un medesimo spazio sacro, fuori dal tempo ordinario. Lo stile manierista — corpi allungati, movimento a spirale, grazia delle pose — non è soltanto decorativo: eleva la scena al di sopra del reale e le conferisce quella qualità aerea, quasi irreale, propria del Parmigianino.

Analisi delle emozioni

Ciò che commuove per primo è la dolcezza: la luce è tenera, i volti sono distesi, e nulla nella scena cerca di colpire o spaventare. Persino il drago, pur figura del male, sembra disarmato, ridotto al rango di attributo pacifico. Davanti a questo dipinto si prova un sentimento di grazia e di armonia più che di dramma. Il movimento a spirale della composizione non produce agitazione ma uno slancio calmo, come una danza trattenuta, che porta lo sguardo verso la Vergine e il Bambino. Dall'insieme si sprigiona un'eleganza serena, una bellezza raffinata che invita al raccoglimento tanto quanto alla contemplazione della forma.

Segreti e misteri

  • Il nome del dipinto viene da santa Margherita, riconoscibile dal drago acquattato ai suoi piedi: la bestia che, secondo la tradizione, ha vinto.
  • Si tratta di una sacra conversazione: non una scena narrativa, ma un raduno di santi di secoli diversi riuniti attorno alla Vergine, fuori dal tempo.
  • L'opera fu dipinta durante il soggiorno bolognese del Parmigianino, dopo il sacco di Roma del 1527, periodo in cui l'artista si stabilisce lontano dalla città pontificia.
  • Lo stile è quello del manierismo: corpi allungati, grazia raffinata, composizione a spirale, luce morbida — la firma del Parmigianino.
  • Attorno alla Vergine stanno diversi santi, tra cui san Girolamo e san Benedetto, insieme a un angelo; l'identificazione esatta di ciascuno chiede conferma.
  • Il movimento a spirale organizza tutta la composizione: le figure si avvolgono le une intorno alle altre e conducono lo sguardo verso la Vergine e il Bambino.

Lo sapevi?

Il drago, in molte immagini di santa Margherita, è il mostro terrificante che l'avrebbe inghiottita prima che ne trionfasse. Qui la bestia ha perduto ogni violenza: relegata ai piedi della santa, non è più che un segno, un attributo pacifico che permette di riconoscere Margherita tra le altre figure. È tutto il paradosso di questo genere di dipinto: il male vi è presente, ma già sconfitto, ridotto a un emblema che lo sguardo identifica senza timore.