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Pittura del Rinascimento

La Madonna di Foligno

Cité du Vatican

La Madonna di Foligno

Raffaello Sanzio · v. 1511-1512

Prendetevi il tempo di guardare questo grande dipinto come si guarda da una finestra aperta su due mondi. In alto, in un disco di luce che evoca il sole, la Vergine è seduta sulle nubi e regge il Bambino sulle ginocchia, circondata da angeli. In basso, ben piantati sulla terra, quattro personaggi: tre santi e un uomo inginocchiato, in preghiera. Tra loro, al centro, un fanciullo alato (un putto) regge una tavoletta. È un'opera pensata come un ponte: cielo e terra si rispondono, uniti dallo sguardo e dalla luce.

L'uomo inginocchiato a destra non è un santo: è il committente, Sigismondo de' Conti, segretario di papa Giulio II. Viene presentato alla Vergine da san Girolamo, riconoscibile accanto a lui. Dall'altro lato stanno san Giovanni Battista, che sembra invitarci con lo sguardo a entrare nella scena, e san Francesco. Far figurare così il donatore tra i santi era, nel Rinascimento, un modo di iscrivere durevolmente la propria preghiera e la propria gratitudine in un'immagine sacra.

Questo dipinto è infatti un ex voto: un'offerta fatta in ringraziamento di una grazia ricevuta. Raffaello lo dipinge a Roma, nel periodo in cui lavora per Giulio II alle celebri Stanze Vaticane. L'opera era destinata alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli, a Roma. Vi si avverte la piena maturità del pittore: costruzione ampia, colori caldi, volti teneri e quel modo dolcissimo di far scendere la luce dall'alto verso il basso.

Il paesaggio dello sfondo, spesso trascurato al primo sguardo, racconta però l'essenziale della storia. Una palla di fuoco cade dal cielo verso una casa, sotto un cielo carico. È la chiave della commissione, e si capisce allora perché quest'uomo preghi con tanto fervore in primo piano.

Simbolismo e lettura iconografica

Il disco di luce che circonda la Vergine funziona come un sole: designa il cielo, la sfera divina, e distingue nettamente il mondo dall'alto dal mondo dal basso. Le nubi popolate di piccole teste d'angelo segnano questo passaggio verso il sacro.

Ogni santo porta il proprio senso. San Giovanni Battista, il precursore, fa da tramite con lo spettatore; san Francesco richiama l'umiltà e la povertà scelta; san Girolamo, in veste di protettore, presenta il donatore, gesto tradizionale che autorizza la presenza dell'uomo comune accanto al sacro.

Al centro, il putto regge una tavoletta (un cartiglio) lasciata vuota. Questo spazio vuoto era verosimilmente destinato ad accogliere un'iscrizione — una dedica o una preghiera — che non vi compare. La sua stessa assenza invita lo sguardo a soffermarvisi.

Nel paesaggio, la palla di fuoco che cade su una casa non è un semplice fondale: è il motivo dell'ex voto, l'evento temuto a cui il donatore è scampato, trasformato in segno di gratitudine.

Analisi delle emozioni

Si è dapprima presi da un senso di dolcezza e di pace: i volti della Vergine e del Bambino, i colori caldi, la luce che avvolge ogni cosa placano lo sguardo. Nulla è agitato, tutto sembra sospeso.

Poi, scendendo verso il basso del dipinto, si incontra il fervore dell'uomo inginocchiato. La sua preghiera è concentrata, sincera. Quando si scopre, sullo sfondo, la minaccia caduta dal cielo, questa preghiera acquista un peso nuovo: è quella di un uomo che ha avuto paura e che ringrazia. L'emozione passa allora dalla contemplazione alla gratitudine.

Segreti e misteri

  • Il dipinto, eseguito in origine su tavola di legno, è stato trasferito su tela nel corso della sua storia — un'operazione delicata che ne ha cambiato il supporto originario.
  • L'uomo inginocchiato in primo piano non è un santo ma il committente stesso, Sigismondo de' Conti, segretario di papa Giulio II.
  • La piccola scena sullo sfondo — una palla di fuoco che si abbatte su una casa — è la vera ragion d'essere del dipinto: rimanda al voto del donatore, che ringrazia di essere scampato a quella caduta.
  • La tavoletta retta dal putto centrale è rimasta vuota, senza iscrizione, benché sembrasse predisposta per accoglierne una.
  • L'opera è un ex voto, un'offerta di gratitudine, destinata alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma.
  • Raffaello dipinge questo quadro negli stessi anni in cui lavora alle Stanze Vaticane per Giulio II, all'apice della sua arte romana.

Lo sapevi?

Il titolo stesso dell'opera conserva la traccia di un viaggio. La si chiama «Madonna di Foligno» perché il dipinto, lasciando più tardi Roma, raggiunse la città di Foligno, in Umbria, dove rimase a lungo prima di entrare nelle collezioni vaticane. Il nome di una città si è così legato per sempre a un'immagine nata a Roma.