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Pittura del Rinascimento

La Madonna della Candeletta

Milan

La Madonna della Candeletta

Carlo Crivelli · vers 1488-1490

Prendetevi il tempo di avvicinarvi. Davanti a voi, una Vergine è seduta in trono, il Bambino sulle ginocchia, sotto un'architettura preziosa che la incornicia come uno scrigno. Questa tavola non è sempre stata sola: costituiva in origine il centro di un grande polittico, una pala composta da più scomparti oggi smembrati. Ciò che vedete qui ne era il cuore, la parte che lo sguardo del fedele raggiungeva per prima.

Il nome stesso del dipinto viene da un dettaglio minuscolo. Sul bordo, davanti alla Vergine, una piccola candela è accesa: la "candeletta", in italiano. È lei ad aver dato il soprannome all'opera. Cercatela con lo sguardo, è facile non vederla, eppure tutto il dipinto ruota attorno a questa fiamma discreta.

Carlo Crivelli non è un pittore come gli altri. Veneziano di nascita, emigrò nelle Marche, quella regione dell'Italia centrale, e vi sviluppò uno stile che non si confonde con nessun altro. Mentre il Rinascimento cerca la dolcezza e il naturale, lui conserva il gusto del tardo gotico: una linea acuta, quasi tagliente, panneggi spezzati come metallo accartocciato, e ovunque un lavoro da orafo. Osservate le lumeggiature d'oro, la minuzia degli ornamenti. È un pittore che pensa da gioielliere.

Simbolismo e lettura iconografica

La piccola candela accesa non è lì per caso: la fiamma evoca la luce, la presenza, la vita che veglia. Attorno alla Vergine, la firma di Crivelli è altrove, in quelle ghirlande di frutta e ortaggi sospese sopra la scena. Vi si riconoscono mele, pere, un cetriolo o un cetriolino. Questi elementi non sono semplici decorazioni: nel vocabolario di Crivelli portano un senso mariano e cristologico. La mela ricorda la colpa originale che il Cristo viene a riscattare; i frutti abbondanti evocano la fecondità spirituale e la salvezza. Il senso preciso di ciascun frutto e la sua portata esatta appartengono a letture che variano: .

Analisi delle emozioni

C'è in questo dipinto una tensione strana, tra la tenerezza del soggetto e la durezza del tratto. La Vergine e il Bambino sono un motivo di dolcezza, ma Crivelli li circonda di una linea così netta, così tagliente, che l'insieme conserva qualcosa di solenne, quasi ieratico. Non ci si commuove come davanti a una scena intima: si è colpiti come davanti a un'apparizione. La ricchezza degli ori, la profusione dei dettagli creano un'impressione di abbondanza e di preziosità che impone rispetto più che tenerezza.

Segreti e misteri

  • Questa tavola era il centro di un polittico oggi smembrato: gli altri scomparti sono stati dispersi.
  • La "candeletta", quella piccola candela accesa sul bordo, dà il nome all'opera: senza di essa, il dipinto non avrebbe questo soprannome.
  • Le ghirlande di frutta e ortaggi sospese sono un marchio di fabbrica di Crivelli, che si ritrova in diverse sue pale.
  • Cercate il cetriolo (o cetriolino) tra i frutti: questo ortaggio insolito in una scena sacra è uno dei dettagli più riconoscibili dell'artista.
  • Lo stile di Crivelli mescola il tardo gotico e il Rinascimento: la sua linea acuta e un po' arcaizzante stona in un'epoca che cercava piuttosto la dolcezza.
  • Le lumeggiature d'oro e i dettagli da orafo tradiscono un pittore che tratta la pittura come un lavoro di oreficeria.

Lo sapevi?

Crivelli era così legato alla propria arte e alle proprie origini da firmare volentieri le sue opere rivendicandosi Veneziano, lontano dalle Marche in cui lavorava. La presenza di una firma su questa tavola precisa e la sua formulazione esatta: .