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Pittura del Rinascimento

La Deposizione di Santa Trinita (Deposizione di Santa Trinita / Pala Strozzi)

Florence

La Deposizione di Santa Trinita (Deposizione di Santa Trinita / Pala Strozzi)

Beato Angelico · v. 1432-1434

Davanti a voi, il Cristo è appena stato deposto dalla croce. Alcuni personaggi, saliti su scale, ne sostengono il corpo con una lentezza piena di cautela e lo fanno scivolare verso coloro che lo attendono in basso. Nulla di brusco: il gesto è misurato, quasi tenero, come se ciascuno trattenesse il respiro per non turbare questo momento.

Guardate come la scena si organizza da una parte e dall'altra. A sinistra si raccolgono le pie donne, avvolte nelle loro lunghe vesti; a destra, alcuni uomini reggono gli strumenti della Passione. Il gruppo non è serrato nel dolore: si distende, respira, lascia circolare la luce tra le figure.

Dietro di loro si apre un vasto paesaggio toscano immerso in un chiarore mattutino. Una città ideale, fortificata, si erge sullo sfondo: è Gerusalemme, ma trasposta in città del Rinascimento, con le sue torri chiare e le sue mura nette. La luce è franca, senza ombre pesanti, e conferisce alla morte del Cristo una cornice stranamente serena.

Prendetevi il tempo, infine, di alzare gli occhi verso la sommità della tavola. Le tre cuspidi aguzze che coronano l'opera non hanno la stessa fattura del resto: appartengono a un altro mondo, a un'altra mano. È lì che si nasconde tutto l'interesse di questo dipinto.

Simbolismo e lettura iconografica

Gli strumenti della Passione retti dagli uomini a destra non sono semplici oggetti: sono i segni di ciò che il Cristo ha patito, presentati al fedele come reliquie da contemplare. La città fortificata sullo sfondo indica Gerusalemme, ma il suo aspetto di città ideale la sottrae al passato per offrirla allo sguardo del presente. La luce chiara, senza tenebre, propone una lettura particolare del dramma: la morte vi è già attraversata da una promessa di serenità più che di disperazione.

Analisi delle emozioni

Si è colpiti dal dolore trattenuto. Nessuno si abbandona a gesti disperati: la pena è là, ma contenuta, interiorizzata. Questo riserbo produce una serenità sorprendente per una scena di morte, come se la calma della luce contagiasse anche i volti. Si esce dalla contemplazione con un'impressione di chiarezza e di quiete, non di sgomento.

Segreti e misteri

  • La tavola racconta una storia a due mani: era stata iniziata da Lorenzo Monaco, pittore del tardo gotico, poi portata a termine dal Beato Angelico.
  • Si devono a Lorenzo Monaco le tre cuspidi in alto: alzate gli occhi, è un'altra generazione di pittura a mostrarsi lì.
  • Due epoche convivono dunque in una medesima opera: il tardo gotico in alto, il Rinascimento in basso, sotto i vostri occhi, nella stessa cornice.
  • La città sullo sfondo non è la vera Gerusalemme ma una città ideale fortificata, Gerusalemme ripensata come città del Rinascimento.
  • La luce non è quella di un dramma notturno: è una chiara luce del mattino che inonda il paesaggio toscano.
  • Il dipinto fu commissionato dalla famiglia Strozzi per la sagrestia della chiesa di Santa Trinita, a Firenze — da cui gli altri suoi nomi, Deposizione di Santa Trinita e Pala Strozzi.

Lo sapevi?

Rari sono i dipinti in cui si può vedere, in un solo sguardo, due generazioni di pittori passarsi il testimone. Qui, il gotico di Lorenzo Monaco corona l'opera mentre il Rinascimento dell'Angelico ne occupa il cuore: la tavola, rimasta incompiuta alla morte del primo, ha trovato il suo compimento sotto il pennello del secondo.