HitsMap

Pittura del Rinascimento

Il Ritrovamento del corpo di san Marco

Milan

Il Ritrovamento del corpo di san Marco

Jacopo Tintoretto · v. 1562-1566

Entrate in una sala che non esiste davvero. Davanti a voi, una lunga galleria voltata sprofonda verso il fondo del dipinto, le sue arcate che si restringono a tutta velocità come se il pavimento vi risucchiasse. È la prima cosa che Tintoretto vi impone: non una scena, ma uno spazio, scavato con un solo gesto, in cui la luce e l'ombra si contendono ogni lastra. Prendetevi il tempo di avvertire questa vertigine prima di cercare i personaggi.

L'episodio narrato è quello di una ricerca. Ad Alessandria, dei Veneziani frugano tra le tombe per ritrovare la spoglia di san Marco, l'evangelista che vogliono riportare a Venezia, di cui diverrà il patrono. La ricerca si annuncia lunga, incerta, tomba dopo tomba aperta. Ma l'artista non dipinge l'attesa: dipinge l'istante in cui tutto si ribalta.

Perché il santo non aspetta di essere trovato. A sinistra, in piedi, immenso, san Marco stesso appare e indica con un gesto il proprio corpo, già ritrovato, disteso a terra davanti a lui. I cercatori non hanno più da cercare: la rivelazione li precede. Questo rovesciamento — è il morto a mostrare dove si trova — dà alla tela la sua tensione soprannaturale, tra sgomento ed evidenza.

Questa macchina spettacolare risponde a una commissione della Scuola Grande di San Marco, la confraternita veneziana posta sotto il patronato dell'evangelista, per iniziativa del suo mecenate Tommaso Rangone. Tintoretto vi dispiega tutto il vocabolario del manierismo veneziano: luce teatrale, scorci arditi, corpi colti in piena torsione.

Simbolismo e lettura iconografica

Il gesto di san Marco organizza tutta l'immagine: la sua mano tesa collega il mondo dei vivi che cercano e il corpo ritrovato, facendo della scoperta non un caso ma una designazione venuta dall'alto. La prospettiva vertiginosa della galleria non è decorativa: trasforma un luogo di morte — un allineamento di tombe — in un cammino che conduce lo sguardo, e l'anima, verso il santo. A destra, un corpo convulso, un indemoniato che viene esorcizzato, ricorda che la presenza della reliquia agisce già, scacciando il male con la sola prossimità. L'illuminazione, che sembra non seguire alcuna fonte naturale, segna le zone toccate dal sacro.

Analisi delle emozioni

Si avverte anzitutto lo squilibrio: il pavimento fugge, i corpi si piegano, nulla riposa. Poi viene lo sgomento dei personaggi, presi tra la paura di ciò che turbano e l'evidenza dell'apparizione. È un'emozione doppia, fatta di raccoglimento e di sgomento, in cui il fervore religioso si tinge di un'inquietudine quasi fisica. Tintoretto non cerca la quiete: vuole che sentiate il brivido del soprannaturale attraversare una scena umana.

Segreti e misteri

  • La figura in piedi a sinistra non è un vivo che comanda gli scavi: è san Marco in persona, apparso, che indica il proprio corpo già ritrovato a terra — un raro rovesciamento della logica del racconto.
  • La galleria voltata non esiste come luogo reale: è una prospettiva costruita per creare la vertigine e dirigere lo sguardo verso il fondo.
  • Il corpo convulso a destra rimanda a un esorcismo, un indemoniato liberato dalla presenza della reliquia.
  • La tela fa parte di un ciclo commissionato dalla Scuola Grande di San Marco per celebrare gli episodi legati all'evangelista.
  • Tommaso Rangone, mecenate della confraternita, è all'origine della commissione.
  • L'opera è una pietra miliare del manierismo veneziano per il suo trattamento della luce e i suoi scorci.

Lo sapevi?

Questo dipinto appartiene a una serie che Tintoretto dedicò ai miracoli e agli episodi della vita di san Marco per la Scuola Grande di Venezia. Il pittore, legato per tutta la carriera alla figura dell'evangelista patrono della sua città, vi dispiegò un'audacia di regia che colpì durevolmente: lo spazio vi diventa attore, al pari delle figure.