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Pittura del Rinascimento

L'Ultima Cena di Sant'Apollonia (Cenacolo di Sant'Apollonia)

Florence

L'Ultima Cena di Sant'Apollonia (Cenacolo di Sant'Apollonia)

Andrea del Castagno · v. 1445-1450

Sulla parete del refettorio delle monache benedettine di Sant'Apollonia, Andrea del Castagno dispiega un'Ultima Cena che nulla ha di placido. Gli apostoli e il Cristo sono riuniti attorno a una lunga tavola, in una sala riccamente rivestita di pannelli di marmi colorati, costruita in forte prospettiva. Lo spazio dipinto prolunga quello dell'ambiente reale: le monache che qui consumavano il pasto vedevano la scena sacra aprirsi come una seconda sala, in continuità con la loro.

La prima cosa da guardare con occhi nuovi è la collocazione di Giuda. Là dove molti artisti lo inseriscono nella fila degli apostoli, Castagno lo fa sedere solo, dall'altro lato della tavola, isolato di fronte al gruppo. Il traditore è messo in disparte, indicato dalla sua stessa posizione: sta di fronte, separato, prima ancora che un gesto lo denunci.

Il secondo punto di svolta è al di sopra delle teste. Proprio sopra Giuda e il Cristo, un pannello di marmo mostra venature violentemente tormentate, come un'esplosione o un fulmine fissato nella pietra. Il rivestimento architettonico, altrove calmo e regolare, si scatena esattamente in quel punto. La materia minerale prende a esprimere il dramma del tradimento, come se il muro stesso reagisse a ciò che si sta consumando.

Castagno modella figure monumentali, scultoree, severe. Maestro del disegno vigoroso e dell'anatomia, segnato da Masaccio e Donatello, conferisce ai suoi personaggi una presenza di pietra. L'opera, a lungo celata in un convento di clausura, fu riscoperta soltanto nell'Ottocento: ha attraversato i secoli al riparo da ogni sguardo.

Simbolismo e lettura iconografica

La composizione oppone due schieramenti attraverso la disposizione stessa dei corpi. Da un lato della tavola, il Cristo e gli apostoli; dall'altro, solo, Giuda. La tavola diventa una frontiera: lo spazio dice la frattura prima che la parola la annunci. In alto, il pannello di marmo dalle venature esplosive colloca, sulla verticale del Cristo e del traditore, un segno muto della violenza a venire. La pietra, materia inerte, porta il dramma che i volti ancora trattengono.

Analisi delle emozioni

La scena colpisce per la sua gravità trattenuta. Le figure massicce, quasi immobili, contengono la tensione invece di scioglierla in gesti. L'isolamento di Giuda instaura un disagio sordo: è lì, insieme agli altri, e già escluso. Lo sguardo, salendo verso il marmo lacerato al di sopra delle teste, avverte la tempesta che i volti tacciono.

Segreti e misteri

  • Giuda è seduto solo dall'altro lato della tavola, di fronte agli apostoli: il traditore è spazialmente messo in disparte, indicato dalla sua sola posizione.
  • Proprio sopra Giuda e il Cristo, un pannello di marmo dalle venature violentemente tormentate evoca un'esplosione o un fulmine: la pietra esprime il dramma del tradimento.
  • La sala è riccamente rivestita di marmi colorati e costruita in forte prospettiva, prolungando visivamente il refettorio reale delle monache.
  • Le figure sono monumentali, scultoree e severe, segnate dall'influenza di Masaccio e di Donatello.
  • Castagno è un maestro del disegno vigoroso e dell'anatomia, il che conferisce ai corpi una presenza quasi scolpita.
  • L'opera è rimasta a lungo celata in un convento di clausura ed è stata riscoperta soltanto nell'Ottocento.

Lo sapevi?

Dipinta per il refettorio di un convento di monache soggette alla clausura, questa Ultima Cena rimase invisibile al pubblico per secoli, al riparo dietro le mura di Sant'Apollonia. Si dovette attendere l'Ottocento perché fosse riscoperta e si potesse misurare la forza di questo Castagno rimasto a lungo ignorato.