HitsMap

Pittura del Rinascimento

La Battaglia di San Romano

Florence

La Battaglia di San Romano

Paolo Uccello · vers 1435-1440

Questo pannello racconta un fatto d'arme preciso: la battaglia di San Romano, nel 1432, in cui le truppe fiorentine ebbero la meglio su quelle senesi. Non è una scena inventata, ma la messa in immagine di una vittoria della città, un soggetto civico non meno che guerresco.

La tavola degli Uffizi non è un'opera isolata: costituisce uno dei tre grandi pannelli di uno stesso ciclo dedicato a questa battaglia. Gli altri due si trovano oggi al Museo del Louvre a Parigi e alla National Gallery di Londra. Bisogna dunque immaginare questa pittura come un frammento di un insieme ben più ampio, i tre scomparti componendo in origine un'unica decorazione.

Ciascuno dei tre pannelli fissa un momento diverso della giornata: quello di Londra mostra Niccolò da Tolentino, il condottiero fiorentino, che guida la carica sotto il suo grande copricapo decorato; quello del Louvre, il contrattacco decisivo di Micheletto da Cotignola; quello degli Uffizi, il cuore dello scontro — il disarcionamento di Bernardino della Ciarda, il capo senese rovesciato dalla sua cavalcatura al centro della mischia, colpito in pieno mentre i cavalieri si urtano attorno a lui.

La committenza originaria spetta alla famiglia Bartolini Salimbeni, e si cita il nome di Lionardo. Questi pannelli, molto ricercati, furono più tardi sottratti o trasferiti per Lorenzo il Magnifico e riuniti a Palazzo Medici — un episodio documentato ma discusso quanto alle sue circostanze esatte.

Simbolismo e lettura iconografica

La scena celebra la potenza e l'orgoglio fiorentini: mostrare una vittoria militare significa affermare la forza della città. Sul pannello degli Uffizi, è la caduta del capo nemico — Bernardino della Ciarda disarcionato — a dire la sconfitta senese e, in controluce, la gloria fiorentina commissionata da una grande famiglia della città.

L'oro e l'argento impiegati per le armature e le bardature partecipavano di questo sfarzo: la luce doveva agganciare il metallo prezioso. Oggi ossidate, queste lumeggiature hanno perduto il loro splendore originario, ma all'epoca dicevano il prestigio della commissione e dei combattenti.

Analisi delle emozioni

L'impressione prima è strana: una battaglia congelata, quasi immobile, in cui la violenza è come sospesa. I cavalli somigliano a giocattoli di legno e i corpi si ordinano con una freddezza geometrica che turba quanto affascina.

Si oscilla tra la tensione del combattimento e la calma irreale della composizione. Nulla si muove davvero, tutto sembra ordinato, e questa padronanza glaciale conferisce alla scena una bellezza un po' inquietante anziché il caos atteso di una mischia.

Segreti e misteri

  • Uccello era ossessionato dalla prospettiva: le lance spezzate che giacciono a terra sono disposte lungo linee di fuga, come un esercizio di geometria travestito da campo di battaglia.
  • Un soldato morto è dipinto in scorcio, disteso al suolo: una prodezza prospettica più che un'esigenza di realismo, collocata lì per dimostrare l'abilità del pittore.
  • I cavalli hanno l'aspetto di giocattoli di legno, dalle forme arrotondate e rigide, lontani da ogni anatomia naturalistica.
  • Lo sfondo è chiuso da una scenografia di siepi di aranci e di rose, che serra lo spazio invece di aprirlo su una lontananza.
  • Le armature e le bardature recavano foglie d'oro e d'argento, oggi annerite dall'ossidazione: un tempo l'opera brillava assai di più.
  • Il grande copricapo decorato di Niccolò da Tolentino fa da punto di riferimento: è da esso che si riconosce il capo fiorentino nel cuore della carica.

Lo sapevi?

I tre pannelli della battaglia furono così ambiti da passare più tardi nelle mani di Lorenzo il Magnifico, riuniti in una sala di Palazzo Medici. Un quadro commissionato da una famiglia finì così accaparrato dalla più potente di Firenze — il dettaglio delle circostanze resta discusso.