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Pittura del Rinascimento

Danae

Naples

Danae

Tiziano Vecellio · v. 1544-1546

Avvicinatevi. La prima cosa che vi cattura è lei: un corpo di donna nuda, disteso di traverso sul letto, offerto alla luce. Danae non posa, si abbandona. La carne occupa quasi tutta la larghezza della tela, tiepida, viva, modellata non da linee ma dal colore stesso. Tiziano non disegna un contorno per poi riempirlo; costruisce questo corpo per tocchi luminosi, dal bianco rosato del ventre all'ombra morbida delle cosce. Lasciate che il vostro sguardo vi si posi per primo, come vi si è posato quello del pittore.

Poi alzate gli occhi in alto a sinistra: il cielo si è aperto e si oscura. Una nube tempestosa rotola sopra il letto, e da quella massa scura cade una pioggia inattesa: monete d'oro. È qui tutto il mito. Giove, re degli dèi, ha desiderato Danae, rinchiusa dal padre; per raggiungerla nonostante le mura, si è mutato in questa pioggia d'oro che si riversa su di lei. Il dio non ha volto, qui: è quell'oro che scende, quella luce fatta moneta che viene incontro alla carne.

Lo sguardo ridiscende allora, in diagonale, dalla nube verso il corpo cui essa mira. E a destra una piccola figura chiude la composizione: un Cupido, un Amore alato, che si scosta, come cedesse il posto al dio, come se l'amore umano si ritraesse davanti al desiderio divino. La sua presenza minuta bilancia la massa chiara di Danae e dà la scala della scena. In questa versione napoletana è proprio lui ad accompagnare l'eroina.

Ciò che Tiziano vi mostra, in fondo, non è anzitutto una storia: è un pretesto magnifico. Il mito autorizza il nudo, e il nudo autorizza il colore. Tutta la tela è una celebrazione della carne sotto la luce, una conversazione tra l'oro del cielo e l'oro della pelle.

Simbolismo e lettura iconografica

La pioggia d'oro è il cuore simbolico del dipinto: Giove mutato in oro per varcare la prigionia di Danae. L'oro dice al tempo stesso il desiderio divino e, in una lettura più antica, la potenza corruttrice della ricchezza che forza le porte chiuse. La nube scura da cui cade l'oro raffigura la presenza del dio senza rappresentarlo: il divino agisce qui per trasformazione, non per apparizione. Il Cupido che si scosta suggerisce il passaggio di testimone tra l'amore e il desiderio, tra l'umano e il divino.

Analisi delle emozioni

Si prova dapprima la dolcezza e l'abbandono: questo corpo disteso non esprime né spavento né resistenza, ma una tranquilla recettività. Poi affiora una tensione muta tra la parte alta e la parte bassa della tela: il cielo tempestoso e freddo che si riversa sulla carne calda e illuminata. L'emozione nasce da questo contrasto: la sensualità serena in basso, l'irruzione del sacro in alto. Lo spettatore è messo nella posizione di uno sguardo che contempla, quasi sorpreso nell'atto di vedere.

Segreti e misteri

  • Giove non è mostrato in nessun punto in forma umana: EGLI È la pioggia d'oro e la nube scura. Cercate il dio, troverete soltanto oro che cade.
  • Guardate la costruzione del corpo: nessun contorno netto, tutto è modellato dal colore e dalla luce. È la firma di Tiziano, il «colore» veneziano.
  • Il piccolo Cupido a destra è proprio di questa versione: nelle Danae più tarde (Prado, Vienna) Tiziano sostituisce l'Amore con una vecchia serva che raccoglie l'oro in un panno o in un vassoio.
  • Questa tela è la prima di tutta una serie di Danae dipinte da Tiziano: è l'invenzione della composizione, il punto di partenza da cui derivano le altre versioni.
  • L'oro non è soltanto dorato: cade in diagonale, guidando lo sguardo dal cielo verso il ventre di Danae, come un trait d'union tra i due mondi.
  • La luce del corpo sembra la propria fonte: Danae non è illuminata da una lampada, irradia, come se la carne stessa trattenesse la luce.

Lo sapevi?

Secondo Vasari, Michelangelo avrebbe visto questa Danae mentre Tiziano la dipingeva a Roma. Il vecchio maestro fiorentino avrebbe lodato il colore e la maniera del veneziano, rammaricandosi però che a Venezia non si imparasse anzitutto a disegnare bene. L'aneddoto riassume da solo uno dei grandi dibattiti del Rinascimento: il disegno di Firenze contro il colorito di Venezia, la linea contro il colore. Davanti a questa tela, Tiziano risponde senza una parola: qui è il colore a fare il disegno.